I POPOLI INDIGENI RESILIENTI AL GENOCIDIO
Dichiarazione di emergenza ambientale e umanitaria di fronte alla politica devastatrice dei governi del Brasile e della Bolivia nei confronti dei popoli indigeni e della biodiversità.
QUITO, LIMA, BOGOTÁ, CARACAS, LA PAZ, BRASÍLIA, GEORGETOWN, PARAMARIBO, CAYENNE
23 AGOSTO 2019
Considerando che:
abbiamo raggiunto, con la nostra lotta storica, il riconoscimento dei nostri diritti in diversi contesti internazionali: la Convenzione 169 dell’Oil, la Dichiarazione universale dell’Onu sui diritti umani, la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, la Dichiarazione interamericana dei diritti dei popoli indigeni, la Convenzione di cooperazione amazzonica, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite contro il cambio climatico e la Convenzione sulla biodiversità; esiste un progetto comune tra i popoli indigeni e la società civile per costruire un modello alternativo di sviluppo centrato sulla protezione della biodiversità, sulla stabilità climatica e sui nostri tradizionali e spirituali sistemi di conoscenza; non rispettando le Dichiarazioni e Convenzioni internazionali, governi come quelli del Brasile e della Bolivia dimostrano negligenza, razzismo e discriminazione strutturale nei confronti della vita, favorendo i grandi gruppi economici che pretendono trasformare l’Amazzonia in territorio di megaprogetti agroindustriali, minerari ed energetici; l’impatto degli incendi significa la morte di migliaia di esseri che popolano questo bioma, dei prodotti locali e dei popoli indigeni, generando gravi problemi sociali, economici e sanitari; la vita del pianeta è a rischio poiché con l’aumento degli incendi cresce la desertificazione, diminuisce la qualità delle acque e dell’atmosfera, accelerando il cambiamento climatico; secondo l’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali del Brasile, la deforestazione degli Stati amazzonici del paese nel 2019 raggiunge 10.788 Km2, pari alla superfice della Giamaica. Tra gennaio e agosto 2019 si sono registrati 72.843 focolai di incendi rispetto ai 39.759 dello stesso periodo dell’anno scorso e si calcola che si sono bruciati 700mila ettari di foresta durante 18 giorni di disattenzione. Solo tra il 20 e il 21 agosto 2019 vi sono stati 43.752 focolai in tutto il Sudamerica di cui 59 per cento in Brasile, 27,8 per cento in Bolivia, 4,7 per cento in Paraguay e 1,2 per cento in Perù; andando avanti così, si mettono a rischio 350 gruppi indigeni, 6,7 milioni di Km2di foresta, 44mila specie di piante, 2.200 specie di animali, il 10 per cento di riserva di carbonio del pianeta, 2.500 specie di pesci di acqua dolce, 11mila anni di insediamenti, 1 milione di Km2di ecosistemi acquatici, tra il 17 e il 20 per cento dell’acqua dolce del pianeta e 34 milioni di persone danneggiate direttamente. A questo proposito, secondo i dati preliminari, ci sono già 10 milioni di indigeni vulnerati.
Dichiariamo che:
i governi di Jair Bolsonaro ed Evo Morales sono responsabili della sparizione e del genocidio ambientale e culturale in corso in Amazzonia e che a causa della loro azione e/o omissione questa emergenza diventa ogni giorno più grave comportando delle perdite irreparabili per il pianeta; quindi, tali governi non sono graditi al Bacino Amazzonico; la responsabilità di questi governi è ancor più grave visto che accusano le organizzazioni indigene e sociali di essere la causa dei danni che invece sono generati dalle politiche economiche di estrazione indiscriminata della biodiversità, ignorando i diritti dei popoli indigeni e della madre terra; a fronte di tutto ciò, occorre una sanzione sociale, culturale, politica ed economica nei confronti di questi governi; d’altra parte, occorre consolidare la società civile nel suo esercizio sovrano di tutela della vita e di un nuovo orientamento delle politiche che correggano l’attuale e “sbagliato” modello di sviluppo per l’Amazzonia; è necessario ed urgente agire contro le azioni criminali che hanno provocato questa tragedia senza precedenti, in un momento in cui la stabilità climatica si trova nel suo punto più critico.
Appoggiamo la volontà del Coordinamento delle Organizzazioni Indigeni del Brasile (Coiab), di continuare nel cammino di lotta contro la visione e l’azione del governo brasiliano che viola permanentemente i diritti fondamentali degli indigeni e dell’umanità.
Appoggiamo la volontà della Confederazione dei Popoli Indigeni della Bolivia (Cidob), di accusare il governo boliviano quale responsabile del disastro ambientale e sociale nell’interesse di promuovere un’agenda economica contraria ai diritti indigeni e della madre terra.
Chiediamo all’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani ed alla relatrice sui diritti dei popoli indigeni presso le Nazioni Unite che dichiari l’urgenza di adottare misure immediate per far fronte a questa emergenza e prevenirne la ripetizione.
Domandiamo l’attivazione della cooperazione internazionale e degli altri alleati con fini umanitari affinché si possa far fronte ai bisogni delle popolazioni colpite da questo flagello e si possa ripristinare al più presto la biodiversità danneggiata.
Riconosciamo il lavoro eroico dei popoli indigeni e dei nostri alleati della società civile impegnati nel porre fine alle conflagrazioni.
Convochiamo all’unità e alla solidarietà di tutti i popoli indigeni di Abya Yala e del mondo nel denunciare e porre fine al genocidio ed ecocidio che patiscono i territori millenari dei popoli indigeni dell’Amazzonia. La nostra madre terra dipende dal Bacino Amazzonico, consentirne la devastazione comporta lo sterminio dell’umanità.
Info: https://coica.org.ec/
Traduzione di Jairo Agudelo Taborda







