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Un giovane donna musulmana, allo stadio terminale di una malattia, si chiede: “Quale Dio incontrerò?”. Una piccola comunità cristiana tunisina la segue da lontano in questo periodo di duplice Avvento.

ESPERIENZE DI DIALOGO IN TUNISIA

Stiamo vivendo, con una minuscola comunità di preghiera, il mistero dell’Avvento come mistero dell’incontro. Una donna musulmana, sposa e madre di due bambini, è arrivata allo stadio terminale della sua malattia (tumore!). Una suora la visita tre volte la settimana: è tra le 4 o 5 persone che le sono rimaste fedeli. Noi seguiamo i suoi passi da lontano. Nella nostra preghiera del lunedì ed è all’interno di questo contesto che cerchiamo di accogliere il senso di quello che lei sta vivendo. Nel corso dell’ultima visita, la suora ha sentito porsi una domanda radicale: “Quale Dio incontrerò?”. Non è stato difficile per la suora cogliere in questo interrogativo l’eco della grande domanda sull’Avvento: “Sei tu Colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”

La vita è come un setaccio”, diceva, “ad ogni colpo che si riceve cadono molte cose, che si consideravano importanti. Verso la fine resto quasi sola, con le poche cose più essenziali”.

In questo ultimo tempo ha perduto anche il marito, impaziente di trovare una sua “sostituta”. Lei è ritornata a casa dai suoi genitori. Le cose “penultime” sono passate: il marito, la salute, molti “amici”…. Restano le “ultime”: il ritorno a casa, ossia la certezza dell’amore, i figli, le amiche con cui parlare della vita e della morte e la grande domanda: “Quale Dio incontrerò?”, insieme con il rammarico del tempo perduto in cose inutili.

Riflettendo su questo interrogativo, ci è sembrato di cogliere che la fede nella sua fase terminale tende a separarsi dal suo guscio naturale, cioè dalla forma religiosa che la sorregge, lasciando libera la persona di avanzare nuda e sola verso Dio, punto di approdo universale.

L’incontro definitivo sembra essere anticipato da una specie di liberazione dall’involucro religioso che per molti aspetti ha fatto nascere, ha sviluppato e dato forma alla fede di questa donna musulmana. Arrivati ai passi ultimi del percorso dell’esistenza, ci si può rendere conto più lucidamente che Dio sta alla fine di tanti percorsi convergenti.

Nella nostra preghiera “a distanza” noi camminiamo con lei verso il mistero di questo incontro con la sensazione che qualche cosa di apparentemente molto essenziale deve ancora cadere per permettere al ramo di strutturarsi per il nuovo germoglio.

Allo stesso tempo questa prossimità ci offre la possibilità di approfondire la consapevolezza che l’incontro con questa donna musulmana diventa, per noi, un “sacramento”.

Attraverso quest’esperienza si stabilisce fra persone che appartengono a religioni differenti un dialogo di salvezza che ci fa percepire l’offerta di una grazia che è mediata, a momenti, attraverso la donna musulmana e, in altri momenti, attraverso la suora cristiana.

In perfetta reciprocità si accoglie e ci si dona il mistero della Grazia che viene dall’alto. Ci troviamo a vivere, perciò, una sorta di duplice Avvento: l’Avvento che si apre, già qui ed ora, alla convivialità delle differenze religiose e l’Avvento che si apre verso colui che è Uno e che, per cammini diversi, tutti cerchiamo.

DON GIULIANO VALLOTTO, Tunisi.



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