È POSSIBILE APPLICARE IL METODO STORICO-CRITICO AL CORANO?
DON VITO TEDESCHI
Carife (Av), 19 maggio 2016
Gentile direttore, le chiedo una precisazione circa il fondamentalismo islamico, se è possibile sconfiggerlo con la critica testuale. Nel n. 2, p. 45, dite che per vincere il fondamentalismo islamico bisogna favorire il metodo storico-critico nell’interpretazione del Corano. A tale scopo bisognerebbe fare un’edizione critica con tutte le varianti testuali. Quindi è compito di ogni cattolico nativo e dei missionari in zona musulmana acquisire – anche comprandoli – testi antichi discordanti da quello ufficiale. I musulmani non lo faranno, ma i convertiti (ex musulmani) potrebbero farlo per il bene delle anime. Un musulmano artista mi ha detto: “Siamo ancora nel Medio Evo”. Il contesto storico fa già apparire il genere letterario delle sure. Un Maometto religioso ed ecumenico a La Mecca diventa intollerante a Medina (la città) per la conquista del potere (espressioni contro cristiani ed ebrei) e conciliante, una volta capo di Stato, con la carta di Medina. Potreste far rispondere a Magdi Cristiano Allam?
Risposta dell’esperto
GIUSEPPE SCATTOLIN
1. Il metodo storico-critico è una questione che richiederebbe un lungo discorso.
In breve si può dire che è il metodo di leggere i testi letterari (rivelati e non) nel loro contesto storico, culturale, linguistico, in modo da poter cogliere meglio il loro senso primitivo. È uno dei grandi capitoli della modernità, e noi nella Chiesa abbiamo dovuto affrontarlo alla luce delle scienze moderne. Questo ci ha fatto scoprire altre dimensioni del testo e che le verità rivelate non sono date dalla lettera del testo, ma da una lettura fatta dalla Chiesa alla luce dello Spirito, e che fra le due letture c’è una profonda concordanza. Tuttavia permangono fra noi dei letteralisti fondamentalisti.
La stessa operazione dovrebbe essere fatta per il Corano dagli studiosi musulmani, anche se ora è portata avanti dagli studiosi occidentali, gli orientalisti. A mio parere essi pure possono arrivare a conclusioni simili a quelle cui siamo arrivati noi trovando una concordanza fra il testo storico e il suo senso profondo di fede. È chiaro che tale lavoro non può essere fatto da tutti, ma solo da chi ha una buona conoscenza del metodo storico-critico. Ma i frutti di tali studi sono di utilità per tutti. Così sarà anche per i musulmani, che si libereranno dalla mentalità letteralista e giuridica dominante, per aprirsi a orizzonti più vasti e profondi. E come l’esperienza dimostra, i nostri orizzonti possono incontrarsi a livello dei valori più profondi del testo rivelato, e un fruttuoso dialogo fra di essi è possibile.
Edizioni del Corano con in nota le sue differenti letture, sia quelle storiche (già accettate dalla tradizione islamica) sia le più recenti (ricavate da manoscritti di nuova scoperta) sarebbero molto utili per aprire ai musulmani questo campo di lettura storico-critica del testo coranico, come pure delle tradizioni attribuite a Maometto, la cosiddetta sunna, cioè la tradizione del Profeta.
2. Occorre tuttavia osservare che il metodo storico-critico rimane pur sempre una lettura esteriore del testo.
Da sempre c’è stata in tutte le religioni, in particolare in quelle che si rifanno ad Abramo (giudaismo, cristianesimo e islam), una critica interna del testo rivelato. Questo avviene quando il credente s’interroga sul senso profondo del testo. In genere tale lettura porta a mettere in rilievo i valori religiosi fondamentali del testo (misericordia e amore, giustizia e pace) in contrasto con le norme esteriori di stampo cultuale, giuridico. Questo hanno fatto i profeti d’Israele di fronte all’esteriorismo del culto del tempio e della legge d’Israele, così ha fatto Gesù di fronte agli scribi e farisei attaccati a tale lettura esteriore-legalista, e così dovrebbero fare i musulmani di fronte ai loro giuristi, che hanno ridotto l’islam a una serie di norme esteriori, senza spirito né valori. Anche nell’islam si può giungere a provare che i veri valori del testo rivelato non sono tanto le norme cultuali e sociali, esteriori, che celano molta ipocrisia.
I veri valori, sottolineati dal testo coranico, sono la misericordia e l’amore, la giustizia e la pace. Non può esserci vero musulmano se non vive tali valori, anche se andasse in pellegrinaggio alla Mecca ogni giorno; così non ci può essere vero cristiano senza di essi, anche se andasse a messa ogni giorno; così come senza di essi non ci può essere vero ebreo, anche se leggesse tutta la Scrittura ogni giorno.
Questa critica interna è di estrema importanza, alla portata di tutti, e i responsabili della religione (rabbini, preti e dottori della legge) dovrebbero orientare ad essi i credenti, liberandoli dalla schiavitù dell’esteriorismo, frutto di una lettura legalista dei testi rivelati. Al contrario purtroppo essi insegnano una dottrina esteriore, lontana dal cuore, come dice Gesù riprendendo una frase del profeta Isaia.
Credo quindi che una lettura storico-critica sia importante per il mondo islamico, come lo è stata per il mondo cristiano, e per altre religioni. Essa aiuta ad avvicinarsi di più al senso originale del testo sacro e nello stesso tempo aiuta a capire meglio il suo senso profondo alla luce della storia. Su tale base, anche il dialogo acquisterebbe in serietà e verità.







