Distruggete le chiese ma risparmiate le case -Morte di Yusuf Kuwa
Per la Quaresima il patriarca latino di Gerusalemme ha scritto una Lettera ai suoi fratelli e sorelle, che rivela la drammaticità della situazione. Riportiamo alcuni brani.
DISTRUGGETE LE CHIESE MA RISPARMIATE LE CASE
…Noi diciamo agli israeliani: se ad ogni costo dovete imporre una punizione collettiva e se si deve pagare il riscatto per riacquistare la tranquillità dei figli innocenti e delle famiglie, noi offriamo le nostre chiese: distruggetele; troveremo altri luoghi per pregarvi. E ai militanti palestinesi che pensano necessario sparare contro gli israeliani dalle case abitate – nonostante gli ordini di non trasformare le case tranquille in una prima linea – noi diciamo: obbedite agli ordini, conservate la coesione della società palestinese e risparmiate le case degli innocenti.
Noi consentiamo a offrire le nostre chiese come prezzo di riscatto per tutte le case che si vuole demolire. Ma non possiamo consentire che le case dei nostri figli siano demolite e che siano costretti a lasciare la loro terra.
Agli israeliani diciamo: nella visione di Dio, provate a vedere che il palestinese, cristiano o musulmano, non è l’immagine che voi avete deciso di vedere. Non è il terrorista e né l’uomo che vuole odiare ed uccidere. Cercate di vedere che la vostra occupazione della sua terra dal 1967, la privazione della sua libertà, e, oggi, l’assedio delle città con tutte le sofferenze che ne conseguono, cercate di vedere che tutto questo conduce a quello che voi chiamate terrorismo, mentre invece si tratta semplicemente del grido del povero e dell’oppresso che rivendica la sua libertà e la sua dignità.
C’è stato un tempo nel quale voi stessi avete rivendicato la vostra libertà e avete lanciato lo stesso grido dell’oppresso. Ricordatevi di questo e siate giusti oggi. Quelle che voi chiamate misure di sicurezza sono semplicemente un invito a una maggiore violenza. Ridate la terra ai suoi proprietari, ridate la loro libertà; ascoltate la voce dell’oppresso, poiché essa si leva verso Dio e un giorno Dio l’esaudirà.
A tutti i nostri figli che soffrono ricordiamo il difficile comandamento dell’amore per i nemici: “Amate i vostri nemici, e pregate per i vostri persecutori, per divenire figli del vostro Padre, che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni…”. L’amore non è una debolezza e nemmeno una fuga. È la visione del volto di Dio in ogni uomo, il palestinese e l’israeliano. L’israeliano che detiene la nostra libertà resta portatore dell’immagine di Dio. Con questa prospettiva io purifico il mio cuore da ogni rancore e gli domando con la forza dello Spirito e della verità di mettere fine all’oppressione, all’occupazione della terra e alla privazione della libertà.
MICHEL SABBAH.
LA MORTE DI YUSUF KUWA
È con profondo dolore che annunciamo la scomparsa di Yusuf Kuwa, leader Nuba dell'Esercito di liberazione sudanese (Spla), morto il 31 marzo scorso a Norwich, Londra, a causa di un cancro. M.O. lo aveva intervistato nell'aprile '99.
Poco prima di morire, all'età di 55 anni, Yusuf Kuwa aveva espresso due desideri: di vedere l'ultima biografia di Nelson Mandela, e di pubblicare una lettera aperta al segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in nome del suo popolo - il popolo Nuba - del quale aveva guidato la lotta per la sopravvivenza negli ultimi 16 anni. La lettera chiedeva ragione del perché, malgrado le tante promesse, le Nazioni Unite continuino a lasciare questa gente in balia dei generali fondamentalisti di Khartoum.
Desideriamo ricordare Yusuf Kuwa con una poesia che lui stesso scrisse negli anni '70, allora studente all'Università di Khartoum.
Africanità
Fratelli, con migliaia di scuse perdonatemi,
perdonatemi franchezza e coraggio.
Lasciate che vi dica:
malgrado tutti i discorsi sul mio essere Arabo, sulla mia
religione e cultura, io sono un Nuba.
Nero. Africano.
È Africanità
la mia identità. Trincerata nel mio aspetto, scolpita nelle mie labbra,
manifesta nella mia pelle.
Africanità è
nel suono dei miei passi, nel mio passato confuso,
nel profondo della mia risata.
Fratelli, perdonatemi la franchezza e il coraggio,
malgrado l'umiliazione di mio nonno
malgrado la schiavitù di mia nonna
malgrado la mia ignoranza, arretratezza, ingenuità
il mio domani verrà.
Corona sarà
alla dignità la conoscenza, luce alla mia candela, nella sua luce
costruirò la mia civiltà.
Allora tenderò la mano.
Perdonerò chi volle distruggere la mia identità perché
amore e pace sono le mie aspirazioni.
YUSUF KUWA.







