Dio è più attento al dolore dei suoi figli che alla fede che professano
- P. DANIELE SARZI SARTORI SX, Tokyo, 25 dicembre 2011.
Carissimo Mario,
ho trascorso quest’anno con i Fratelli di Madre Teresa in una delle zone povere di Tokyo, non riuscendo più, pur non senza sofferenze e lotte interiori, a ignorare il grido di dolore silenzioso che si eleva dal cuore dei fratelli giapponesi in diverse forme di povertà. Con il devastante terremoto e lo tsunami poi ho potuto recarmi con i Fratelli nelle zone colpite. Sono appena rientrato da Fukushima dove in particolare abbiamo vissuto nei prefabbricati dei rifugiati e ho avuto la gioia di celebrare l’eucarestia nella chiesa ricostruita dopo lo tsunami. Fra le crepe e le ferite non ho mai visto cattedrale più bella.
Ho nel cuore costantemente l’immagine di una piccola città rasa al suolo, il cui nome, Shinchimachi significa “Terra nuova”.
Vivere lì il Natale, contemplare proprio nel deserto la speranza a cui siamo chiamati, vederla come fiorire, invisibilmente ma scolpita nel profondo. Quante rovine ho visto in questo anno nei volti, nei corpi, nella terra, nei cuori, quanta morte, quanta disperazione e quanto amore, quanta sete in quei silenzi e in quei gridi che sono anche i miei. Quanto gemiti sorgere, raccolti dolorosamente fra le mani eppure il cuore che si dilata quasi a ritrovare all’interno un intercapedine, ove ritrovarsi feriti, ma vivi, convinti della perdita, ma anche appesi con tutte le forze, persino quelle che mancano, all’infranto, il cui urto, può solo rinnovare il desiderio di ricomporlo.
E lì guardare la vita come da una cella, lì nelle braccia di Maria, e con lei mettere a confronto eventi e parole, sottoporre ad esegesi vita e annunci perché svelino appieno il loro appello e insegnamento... Lei che per tutta la vita di Gesù privilegia l’umanità del Figlio, è in relazione con la carne di Cristo più che con le sue idee, sapendo che solo la vita di Gesù è la rappresentazione esatta e affidabile della sua dottrina... Dio è più attento alla vita e al dolore dei suoi figli che non alla fede che professano. Non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono per la carne della loro carne: esse conoscono Dio dal di dentro, lo sentono pulsare nel profondo delle loro piaghe, all’unisono con il loro cuore di madre.
E sempre più mi convinco che la missione è l‘uomo, è nell’uomo.
Verso Aquileia 2
- GRUPPO DI PRETI E LAICI DEL TRIVENETO, 3 dicembre 2011.
Nella recente visita che il Papa ha fatto ad Aquileia, abbiamo riletto alcune sue parole che da cardinale ha rivolto alla Chiesa: “Mi sembra innegabile che esiste un po’ troppa auto-occupazione della Chiesa con se stessa. Essa parla troppo di sé, mentre dovrebbe di più e meglio occuparsi del comune problema: trovare Dio e trovando Dio trovare l’uomo… Mi sembra tutt’ora innegabile che oggi si dia un’inflazione di parole, una produzione eccessiva di documenti” (Il Regnoattualità 4/94).
Nel contempo siamo invitati a scrutare i segni dei tempi. A noi sembra che un primo segno concreto sia la purificazione della Parola dalle nostre retoriche. Per esempio, quando diciamo Chiesa, normalmente non ci riferiamo al popolo di Dio, ma a una Chiesa identificata da un ristretto clericalismo di cui fanno parte gerarchia e clero. Altre parole inquinanti che fanno separazione più di quanto non sembri, sono le altisonanti: monsignore, arciprete, arcidiacono, arcivescovo, eminenza, eccellenza, santità. Fra l’altro sono tutti titoli maschili, indicativi del nostro maschilismo. Sembrano rilievi marginali, ma in realtà sostengono la separazione all’interno dell’unico popolo di Dio, limitano la responsabilità di ciascuno, creano caste e costumi non ecclesiali. Finora nessun Concilio è riuscito a superarli. […].
Le strutture portanti che dovrebbero derivare dalla comunione ecclesiale come le nomine dei nostri vescovi, dei nostri parroci, sono ancora secretate e piovono dall’alto sul popolo. […]. Il Nordest è noto nel mondo per il famoso miracolo economico ed ora anche per i nuovi riti, durante i quali la religione celtica ogni anno battezza i nostri dirigenti politici.
È sufficiente continuare nella difesa dei famosi “valori non negoziabili” che diventano merce di scambio?
Sempre più invasiva è la nuova fede del dio denaro, successo, arrivismo [...]. Eravamo migranti ed ora siamo crocevia di popoli, terra di immigrazione. I lavori più umili tengono nella dovuta emarginazione i più poveri. I nostri anziani sono affidati alle badanti. È da questi poveri che nasce l’ecumenismo. Ci aiuti la Chiesa a vivere l’ospitalità del Cristo, la fraternità e la comunione tra le religioni e i popoli. La crisi delle vocazioni provoca accorpamenti e pastorali nuove. Restano canoniche vuote che potrebbero essere segni di accoglienza per i più poveri. Non tocca alla religione concretizzare ideologie e politiche, ma la nostra fede esige segni concreti di comunione, di ospitalità. All’Assemblea chiediamo aiuto per intraprendere un nuovo cammino, superare quelle divisioni che all’interno delle Chiese sono ancora presenti. Il laicato cattolico italiano continua a svolgere il suo ruolo di “brutto anatroccolo”.
Nella nostra terra: terra di confine e quindi ponte di passaggio tra oriente e occidente, si parla di pace, ma ad Aviano e a Istrana continuiamo a ospitare aeroporti militari; una nuova base militare Usa sarà presto inaugurata a Vicenza. Si parla di pace, potenziando strutture di morte. Aquileia 2 “non viene proposta come un documento da studiare, ma come un aiuto per promuovere e attivare lo stile ecclesiale della sinodalità e il metodo pastorale del discernimento comunitario”.
In questo tempo in cui una crisi spaventosa sembra soffocare l’umanità, […] possa la Chiesa dare segni concreti di credibilità e speranza.
- Le firme di adesione possono essere inviate al sito http://www.firmiamo.it/messaggio-assemblea-aquileia2/firma







