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CHIESE E RELIGIONI SENTINELLE DELLA FRATERNITÀ

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A partire dal primo incontro di Assisi (27 ottobre 1986), la Chiesa cattolica ha iniziato un lungo pellegrinaggio di dialogo a servizio della fraternità e della pace, che papa Francesco ha fatto culminare nell’enciclica Fratelli tutti (Assisi, 3 ottobre 2020). Ne sono prova i tanti viaggi apostolici di Francesco in terra d’islam. Ma anche quelli in paesi a maggioranza cristiana, come il più recente in Congo RD (31 gennaio-3 febbraio 2023), dove il papa ha voluto incontrare le vittime dell’escalation militare nell’Est del paese, fomentata da attori regionali e internazionali che vogliono accaparrarsi il forziere congolese. Anche la sua continuazione nel confinante Sud Sudan (3-5 febbraio 2023) è stata presentata come “pellegrinaggio ecumenico di pace”, esattamente a quattro anni dalla firma negli Emirati Arabi, insieme al grande imam Al-Tayyeb, del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune (Abu Dhabi, 4 febbraio 2019). 

L’idea di fondo che guida papa Francesco – e il grande imam di al-Azhar – è contrastare la teoria dello “scontro di civiltà”, grazie alla “conoscenza reciproca di civiltà”. Cosa che richiede un dialogo interreligioso ed ecumenico costante, attraverso l’ascolto insieme, come nel caso del Sud Sudan, del grido di pace di popolazioni sfollate, ormai sfinite dalla violenza e dalla povertà, che attendono fatti concreti dai processi di dialogo per la pace e la riconciliazione. Per questo, Bergoglio ha effettuato il viaggio in Sud Sudan insieme al primate anglicano Justin Welby e al moderatore dell’Assemblea generale della Chiesa di Scozia Iain Greenshields, per significare anche così che la pace si costruisce insieme, con i leader religiosi e politici, perfino con i nemici, trasformando lo spirito di vendetta in spirito di riconciliazione. Lo ha ribadito anche nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2023): «Non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, con un senso comunitario, ovvero come un “noi” aperto alla fraternità universale. Non possiamo perseguire solo la protezione di noi stessi, ma è l’ora di impegnarci tutti per la guarigione della nostra società e del nostro pianeta, creando le basi per un mondo più giusto e pacifico, seriamente impegnato alla ricerca di un bene che sia davvero comune».

L’alternativa è il conflitto, che non possiamo permetterci, perché è il suicidio delle nostre civiltà e delle stesse religioni e Chiese. Basti pensare ai paesi in cui anche le religioni e le Chiese hanno dato libero sfogo a fanatismi di ogni sorta e a persecuzioni, addirittura a massacri, frutto di forme d’incitamento settario ed etnico, degenerati poi in sanguinosi scontri. Particolarmente dolorose sono le situazioni in cui i cristiani, anche cattolici, vivono in conflitto tra loro, magari nello stesso paese, in nome delle rispettive appartenenze etniche. I viaggi apostolici di Francesco richiamano ogni religione e ogni Chiesa a favorire una comprensione migliore di se stessa, del proprio impegno a costruire la pace. “È urgente costruire ponti – ha affermato ancora il papa nel suo Messaggio in occasione della V Conferenza internazionale “per l’equilibrio del mondo” (L’Avana, 24-28 gennaio 2023) – che possano aiutarci a trovare insieme soluzioni praticabili che non escludano nessuno. E tutto a partire dal dialogo e con l’orizzonte ampio della fratellanza universale”. Di questo orizzonte ampio sono chiamate ad essere sentinelle anzitutto le Chiese e le religioni.

 


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