Bandire l’oro dal corpo della Chiesa
- P. GIUSEPPE VENIERO, sx Ancona, 6 marzo 2011
Carissimi direttori di “Nigrizia” e “Missione Oggi” vi scrivo per un fatto, a dir poco fastidioso. Avrete notato su “Avvenire” del 26/2/2011, pp. 2-3, la grande fotografia del Papa Benedetto XVI, senza il suo volto. Quello che si nota di più è l’oro dell’anello, della penna, dell’orologio e della croce pettorale. Anche “Famiglia Cristiana” ha pubblicato in passato foto simili del Papa (spero non lo faccia ancora). Io sono stato in Congo RDC più di 40 anni e credo di sapere cosa significa l’oro: milioni di persone assassinate e del resto non solo in Congo. Per me la cosa è semplicemente oscena. Come cattolico e missionario credo di amare il Papa, apprezzo i suoi interventi spesso eccezionali per valore evangelico.
Ma mi domando: è mai possibile che intorno al Papa non ci siano persone capaci di capire il significato di queste messe in scena ed evitarle?
Molti vescovi hanno rinunciato al luccichio di questo metallo intriso di sangue. Scrivo a voi perché devo dubitare della sensibilità di “Avvenire”. Sono circa due mesi che hanno pubblicato due articoli sul Ruanda di pura disinformazione. Ho reagito. Termino, perché, per voi, non c’è bisogno di dire altro. Spero che, anche attraverso “Nigrizia” e “Missione Oggi”, si possa arrivare, forse lentamente, a mettere al bando l’oro, dal Corpo della Chiesa.
Vi saluto, felicitandomi per la qualità delle vostre riviste.
Commemorando il pesce d’aprile 2010
- P. LUIGI ANATALONI, IMC Torino, 31 marzo 2011
La Federazione stampa missionaria italiana (Fesmi), che raggruppa 45 tra riviste, periodici, bollettini, siti web e agenzie di stampa, desidera ricordare con tristezza il pesce d’aprile ricevuto in regalo esattamente un anno fa dal governo del nostro Paese grazie al Decreto Interministeriale del 30.03.2010, pubblicato sulla Gazz. Uff. No. 75 del 31.03.2010, esecutivo il 1.04.2010. Mentre non discutiamo la legittimità di una normativa che adegui le tariffe postali ai reali costi di gestione, ci permettiamo di sottolineare quanto segue:
1. La maniera vessatoria con cui il decreto è stato imposto, senza interpellare una delle due parti, specificamente pubblicazioni non profit, che si sono viste aumentare le spese postali in maniera spropositata a campagna abbonamenti già finita e budgets già approvati.
2. La decisione repentina e senza appello che ha messo in ginocchio tutte le pubblicazioni non profit. Nella nostra Federazione: alcune riviste sono state costrette a chiudere, altre hanno dovuto dimezzare le pubblicazioni, altre hanno dovuto dare fondo ai fondi di riserva e tagliare piani di sviluppo; tutte hanno dovuto appellarsi ai loro lettori (già oberati di tasse e balzelli) per sopravvivere. Nella sola Fesmi si può calcolare che le nuove tariffe siano costate circa un milione di euro in più, soldi che sono così stati sottratti ai progetti e iniziative delle singole ong, onlus e istituzioni che sono gli editori.
3. Il cinismo con cui si è gestito il decreto dei 30 milioni che avrebbe dovuto tamponare i danni al non profit per il 2010: è stato promesso, discusso, dilazionato, finanziato, approvato e pubblicato quando già scaduto. E i soldi sono stati accantonati, ma a favore di chi?
4. L’onere imposto al non profit e, nel nostro caso, un non profit impegnato sul fronte della solidarietà internazionale, promotore di sviluppo, educazione e sanità, si aggiunge a molti altri segnali negativi dati da questo governo nell’area della cooperazione internazionale quali il progressivo taglio dei fondi per la cooperazione, ridotti ormai al 0,12% del Pil contro lo standard internazionale concordato del 0,7%, e il dirottamento dei medesimi al finanziamento delle cosiddette operazioni di pace.
La Fesmi, una piccolissima voce nel contesto dei media italiani, ma con una tradizione ultracentenaria e un servizio di alto valore civico e sociale:
i. protesta contro l’insensibilità del mondo politico per la sorte del non profit sociale e religioso;
ii. fa appello ad ogni politico che ancora abbia a cuore la cooperazione internazionale, lo sviluppo dei popoli, il volontariato e il mondo non profit;
iii. chiede la revisione concordata tra le parti del decreto in questione;
iv. dichiara che il risparmio di cui il Paese ha bisogno non si ottiene penalizzando il non profit che si fa carico di tanti servizi disattesi dallo Stato, ma piuttosto tagliando in altri settori come quello degli armamenti o del finanziamento ai partiti;
v. chiede alle Poste Italiane un servizio di qualità pari o superiore alle tariffe richieste, vista la cronica lentezza nella distribuzione delle nostre riviste e il servizio rallentato da mille pastoie burocratiche.
Grazie per la bella rivista
- P. PIERO SARTORIO, sx Bukavu (Congo RD), 25 febbraio 2011
Caro p. Menin, perdona la carta. Vengo solo a dirti grazie per la bella rivista che leggo con interesse. E soprattutto oggi ti scrivo il mio grazie più sentito e cordiale per aver dato notorietà allo studente Pierre Shamavu che si vede pubblicati due suoi dipinti in testata all’articolo del priore di Bose sulla povertà. Grazie per quanto fai per tener desto il problema delle missioni e ancora la mia più cordiale riconoscenza per i due dipinti. Coraggio. Buon lavoro.







