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America latina dal basso, Storie di lotte quotidiane

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Am Latina dal Basso Libro“Soprattutto dalla fine degli anni ’90, l’America latina vive l’esplosione di numerosi movimenti sociali, (…) che, rivendicando un nuovo protagonismo dal basso stanno conquistando un’importanza crescente nell’attuale panorama politico-sociale nazionale e continentale. Questi movimenti stanno giocando un ruolo fondamentale nell’appoggiarele nuoveforze politiche progressiste o di sinistra che negli ultimi anni hanno guadagnato terreno in tutto ilcontinente. La nuova cartina politica latinoamericana (…), rappresenta anche il frutto delle azioni di rivendicazione sociale dal basso di questi attori, chiamati adesso a giocare un altro ruolo di fronte a sfide diverse.

Con le nuove forze politiche al governo, la relazione governi-movimenti-cittadini si fa a volte ancora più complessa”.

Il panorama delle organizzazioni sociali latinoamericane è andato negli ultimi tre decenni allargandosi e diversificandosi, in una continua evoluzione collegata all’emergere disempre nuovi soggetti, problemi, contesti e domande.

Ai tradizionali movimenti studentesco, operaio e contadino, spesso duramente colpiti dalla repressione, negli anni delle dittature militari, si sono affiancati i gruppi per la difesa dei diritti umani (un nome per tutti: le Madri di Piazza di maggio) e i comitati di quartiere (impegnati a ottenere migliorie concrete a livello localee non immediatamentecolpiti dalla violenza dello Stato grazie alla loro apparente “impoliticità”), nonché nuovi soggetti come le comunità indigene, i gruppi afroamericani, le associazioni femminili, ecc., tutti caratterizzati dal coniugare rivendicazioni specifiche (rispetto delle terre e dell’identità culturale per i nativi, fine della discriminazione sessuale e del maschilismo per le donne, ecc.) e obiettivi generali (ritorno della democrazia, accesso all’istruzione, ecc.).

In questo modo delineano, nella pratica, un abbozzo di progetto alternativo di società, i cui classici contenuti (sovranità nazionale, Stato sociale, libertà e partecipazione politica) sono rinnovatie aggiornati.

Negli anni ’90 l’ascesa al potere di governi civili, ma neoliberisti, spinge le organizzazioni di base ad affiancare alla lotta rivendicativa attività produttive comunitarie, meccanismi di sostegno finanziario alternativi,canali dicommercializzazione autogestiti, spesso in collegamento con organismi non governativi e reti sociali straniere. La società civile si arricchisce di nuove soggettività, dagli ecologisti alle minoranze sessuali, che spesso intrecciano tradizione e modernità, come nel caso delle donne indigene, le quali innestano la critica al patriarcato sulla valorizzazione delle culture autoctone.

In questo decennio la crescente consapevolezza della necessità di creare alleanze sociali all’altezza delle sfide della globalizzazione neoliberista pone le basi per reti come Via Campesina o per lo stesso Forum sociale mondiale, che non a caso fa il suo esordio nel 2001 a Porto Alegre. Sul piano interno le organizzazioni popolari si rafforzano al punto da acquisire una sorta di “potere di veto” nei confronti dei governi conservatori e creare le condizioni per l’elezione di esecutivi caratterizzati da una maggiore sensibilità sociale.

I primi anni del nuovo millennio chiamano, quindi, questi movimenti a misurarsi con la sfida del potere politico, dovendosi rapportare con governi “progressisti” (ma non sempre“amici”), e, dall’altra, vedono il moltiplicarsi delle proteste “glocali”, che si oppongono ai progetti minerari o alla costruzione di grandi infrastrutture dall’elevatissimo impatto sociale ed ambientale (dighe, grandi strade, ecc.), nonché funzionali a un modello di sviluppo centrato sulle imprese transnazionali, i cui interessi si scontrano generalmente con quelli delle comunità locali.

Il libro di Coscione offre un “mosaico” assai articolato e aggiornato:ci sono icontadini paraguayani in lotta contro l’agrobusiness e gli omosessuali cileni impegnati per superare le discriminazioni, la mobilitazione sociale in difesa dell’acqua in Uruguay e l’esperienza dei Consigli comunali in Venezuela, i mass media comunitari del Costa Rica che danno voce alle proteste contro il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti e le comunità indigene colombiane che nel nord del Cauca resistono in forma nonviolenta all’aggressione dei paramilitari.

Un panorama complesso, fluido e per vari aspetti contraddittorio, ma indispensabile per capire a chi sono affidate le speranze di “un’altra America afroindiolatina possibile”.



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