1° MARZO 1999: IL TRATTATO CONTRO LE MINE ORA È LEGGE
DALLA FIRMA DEL TRATTATO (12/97) ALLA SUA ENTRATA IN VIGORE (1/3/99) SONO STATI FATTI MOLTI PASSI AVANTI. MA IL VERO SUCCESSO SARÀ GARANTITO SOLO DAL RISPETTO DELLA NORMATIVA E DALL’ADESIONE DEGLI STATI ANCORA CONTRARI.
Mentre le campane delle chiese suonavano per celebrare l'entrata in vigore del Trattato, i superstiti americani hanno depositato davanti alla Casa Bianca i loro arti artificiali come memoriale. Un cartello diceva: "Stati Uniti: perché no?”
Ci spetta adesso la battaglia per fare sì che questo Trattato diventi pienamente efficace, non solo sul registro dei firmatari ma anche nei campi e nelle foreste dove sono disseminate le mine. (Kofi Annan)
Le campane di mezzo mondo hanno suonato all'unisono, dopo ben 54 anni dalla storica eruzione di festa per la firma dell'armistizio che poneva fine alla Seconda Guerra mondiale (1945). Hanno suonato le campane della pace al palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra e nel Parco della pace di Hiroshima, legando nello stesso vincolo le vittime delle armi più grandi e più piccole al mondo. Hanno suonato per celebrare l'entrata in vigore del Trattato internazionale che mette al bando le mine antipersona e ne sancisce la distruzione dalla faccia della terra. Hanno suonato ancora per commemorare le vittime del passato, del presente e - ahimè - del futuro, tutte le persone, civili e militari, uccise e dilaniate da questi ordigni infami, trappole per l'umanità che vuole la pace.
"Dalla firma del Trattato nel dicembre del 1997 ad oggi”, ha detto Jody Williams, ambasciatrice della Campagna Internazionale, “il movimento si è fatto strada con forza, anche tra innumerevoli ostacoli… Trattato e Campagna di messa al bando hanno già avuto un forte impatto, risparmiato molte vite, salvato molte gambe. Ma siamo consapevoli che il vero successo sarà garantito soltanto dal rispetto sincero e fattivo del Trattato e dall'adesione degli stati ancora riluttanti e contrari".
SECONDO UNA VALUTAZIONE DELLA CAMPAGNA QUESTI SONO I PROGRESSI FATTI:
- ad oggi, 135 nazioni hanno firmato il Trattato e 67 lo hanno ratificato;
- l'uso di mine antipersona è diminuito in modo considerevole;
- sono stati distrutti circa 15 milioni di mine negli arsenali militari; l'Ucraina distruggerà, con l'aiuto del Canada, i suoi 10 milioni di mine ereditati dall'ex Unione Sovietica;
- la produzione di mine è diminuita considerevolmente: solo 15 dei 55 paesi che producevano mine, non hanno ancora interrotto la produzione;
- l'esportazione di mine è quasi cessata: solo tre dei 35 paesi già esportatori di mine non hanno ancora annunciato una moratoria;
- sono stati attivati molti altri programmi di sminamento umanitario.
COLORO CHE REMANO CONTRO
Resta la preoccupazione per i 63 stati che non hanno ancora voluto aderire. Tra questi, alcuni sono dichiaratamente "contrari" al Trattato internazionale, in particolare Egitto e Libia, Stati Uniti e Cuba, Cina, India, Iran, Pakistan, Siria, Bielorussia, Fed. Russa, Finlandia. Ma le preoccupazioni maggiori sono date dall'ostinazione di chi (stati e gruppi) continua a fare uso di mine: Angola, Yugoslavia (Kosovo), Sri Lanka, Myanmar, Colombia, Georgia e Abhasia, Algeria, Somalia e Congo, Eritrea, Etiopia; e di chi continua a produrne: Egitto, Iran, Iraq, Vietnam, Stati Uniti, Cina, Russia.
Proprio in questi giorni il Pentagono ha avanzato al Congresso la richiesta, per il 1999, di 50 milioni di dollari per mettere a punto un nuovo sistema di mine denominato Radam. Il sistema, che incorpora le già esistenti mine antipersona ed anticarro, richiederà una spesa complessiva di ben 250 milioni di dollari per essere portato a termine. Nei depositi militari statunitensi ci sono già 10 milioni di mine, senza contare quelle accumulate nelle basi Nato e al confine tra le due Coree. Tutti i paesi della Nato, eccetto Stati Uniti e Turchia, hanno firmato il Trattato. Quasi tutti l’hanno già ratificato. Eppure i governi europei non hanno la capacità di contrastare l'idiozia statunitense che non vuole arrendersi all'evidenza della crisi planetaria ed umanitaria causata da 120 milioni di mine che i paesi ricchi hanno costruito e disseminato tra le popolazioni povere del mondo.
È un vero scandalo! La Campagna condanna tutti coloro che producono ed utilizzano queste armi terroristiche: stanno agendo contro il diritto umanitario internazionale.
"IL GAMBERO ITALIA"
Il disegno di legge n. 5005, già presentato il 19 giugno '98 dai ministri Dini, Flick, Andreatta e Bersani (governo Prodi) era a dir poco scandaloso. Si intitola "Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul divieto d'impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione. Modifiche alla legge 29 ottobre 1997, n. 374, riguardante la disciplina della messa al bando delle mine antipersona". Il testo governativo mirava a "recuperare" buona parte di quanto era stato vietato dal parlamento con la legge 374, stravolgendone completamente il senso, lo spirito e la lettera. Un vero tentativo di abrogarla.
Il 10 febbraio '99, la Camera ha approvato all'unanimità (328 voti) un testo rivisto e concordato in Commissione Esteri, relatore l'on. Occhetto. Pur mantenendo la definizione di mina antipersona già approvata per legge 374, il nuovo testo per la ratifica è sostanzialmente debole e carente rispetto alla effettiva applicazione dei requisiti della Convenzione. In particolare, non è previsto né quantificato alcun coinvolgimento finanziario né nella ricerca tecnologica né nella bonifica rapida e sistematica dei vasti territori infestati da mine, anche di fabbricazione italiana. Tra l'altro, all'articolo 5 - in modo fuorviante ed improprio - viene praticamente legittimata la partecipazione delle Forze armate italiane negli interventi multinazionali all'estero, sullo stile del famigerato "Nuovo Modello di Difesa".
Negli interventi fatti alla Camera, ben sei parlamentari su undici (on. Calzavara, Leccese, Danieli, Mantovani, Brunetti, Fei) hanno ammesso che l'Italia avrebbe potuto fare di più e meglio, che il testo approvato è "sicuramente un compromesso al ribasso", che il governo ha ripetutamente cercato di allentare la severità della legge, mettendo i bastoni fra le ruote o che, comunque, forte pressione è stata esercitata da "altre forze".
Nel frattempo, è bene ricordare che il governo è inadempiente anche su un'altra questione. Il 19 novembre 1998 scadeva il termine di presentazione in parlamento della seconda relazione interministeriale sull'applicazione della legge 374/97 (come richiesto dall'articolo 9.2). All'interno della relazione il ministero della Difesa avrebbe dovuto riferire anche in merito allo smaltimento delle scorte. Per paura che la scadenza passasse inosservata, Missione Oggi aveva scritto una lettera pro memoria ai ministri Scognamiglio, Dini e Bersani il 20 novembre scorso. Incredibile ma vero, stiamo ancora aspettando questa importante relazione.
CAMPI MINATI E SALONI DEI CONVEGNI
Nonostante la grande rapidità con cui il Trattato è entrato in vigore, in minor tempo che qualsiasi altro Trattato internazionale nella storia, il numero di morti e feriti da mine non scenderà altrettanto rapidamente se non si accelerano e intensificano da subito le attività di sminamento. "La questione mine non è finita”, afferma Chris Moon, superstite britannico saltato su una mina in Mozambico mentre guidava le squadre di sminamento. “La questione mine non finirà finché il numero di incidenti non sarà ridotto a zero, finché la terra non verrà restituita tutta alla gente che ci vive sopra".
Ma i fondi per lo sminamento non sono abbastanza; a volte sono male utilizzati. Tun Channereth, superstite della Cambogia e ambasciatore della Campagna internazionale per le vittime, fa notare: "Le mine purtroppo non vengono eliminate dalla terra con quella velocità che noi vorremmo; di fatto, troppi fondi destinati allo sminamento non raggiungono i campi minati. Forse oggi possiamo dire che le mine distrutte sono più di quelle piazzate, ma il numero di vittime, ogni giorno, resta ancora spaventosamente alto. Giunga davvero alle orecchie dei governi il frastuono delle campane, che implorano attenzione per il dolore delle tante vittime di mine nel mondo".
Ancora più critico è Farid Homayoon, direttore di un'agenzia britannica di sminamento: "Milioni di dollari sono gettati via in conferenze e convegni, mentre le agenzie di sminamento non riescono ad ottenere abbastanza fondi per accelerare le attività di bonifica. Sarebbe meglio che questi fondi fossero dirottati verso i villaggi minati piuttosto che verso i saloni delle conferenze."
APPELLO PER UN’AZIONE URGENTE
La bonifica dei territori minati è una questione di massima priorità ed urgenza. L'Italia, riconosciuta tra i paesi che maggiormente hanno consentito la produzione e l'infestazione in massa di mine nel mondo (30 milioni in 20 anni!), deve ora avere il coraggio di impegnarsi ad un altrettanto doveroso gesto di riparazione e di solidarietà nella bonifica dei territori infestati.
La Campagna italiana ha da tempo lanciato un progetto denominato "sminamento metro x metro", invitando individui, gruppi ed enti a contribuire. Bastano in media da lire 1.300 a lire 5.000 per bonificare un metro quadrato di terra.
Da queste pagine, lanciamo la proposta di un’azione urgente per la raccolta di fondi per lo sminamento, attraverso i nostri lettori e tutti i gruppi impegnati. Si tratta di inviare un breve ma efficace messaggio, per posta o fax, a:
- tutti i parlamentari italiani (iniziando dagli eletti nel proprio territorio), perché versino almeno il corrispettivo del loro "gettone di presenza" in occasione del voto per la legge di ratifica n. 5005, al progetto di sminamento metro x metro;
- tutte le banche che hanno finanziato e finanziano produzione ed esportazione di mine ed armi in genere (iniziando dalle agenzie operanti nel territorio), perché versino una parte significativa dei loro guadagni ad un progetto di bonifica o ad un progetto di ricerca su tecnologie pratiche di sminamento;
- tutti i proprietari ed azionisti delle fabbriche di mine ed armi, perché si tassino nei guadagni di vendita ed esportazione, in favore della bonifica di territori infestati da mine ed altri ordigni esplosivi.
Proponiamo inoltre a tutti gli organismi, gruppi ed enti locali collegati con la Campagna di aprire uno sportello permanente per lo sminamento, presso cui i cittadini - bambini, giovani e adulti - potranno versare i loro contributi.
I fondi raccolti saranno inoltrati al conto della Campagna contro le mine n. 16647 cab 01708 - abi 05584, Banca Popolare di Milano Agenzia 508, oppure al ccp n. 216259 dei Missionari Saveriani, Via Piamarta 9 - Brescia. Anche questo può essere un congruo gesto di riparazione e di preparazione attiva al Giubileo. Per il 2000, bonifichiamo la terra, metro x metro!
MARCELLO STORGATO.
LA STRADA È ANCORA LUNGA
Domani 1° marzo entrerà in vigore la Convenzione per la messa al bando delle mine antipersona e per la loro distruzione. Per tutta la comunità internazionale si tratta di un traguardo che segna una vittoria della cultura della vita sulla cultura della morte.
Perché il mondo sia liberato da questi terribili e subdoli ordigni, la strada è purtroppo ancora lunga. Prego a Dio di dare a tutti il coraggio della pace, perché i paesi che non hanno ancora firmato questo importante strumento del diritto internazionale umanitario lo facciano senza indugio, e perché continuino con perseveranza l'attività di sminamento e l'opera di riabilitazione dei feriti.
Possano gli uomini camminare insieme sui sentieri della vita, senza temere le insidie di distruzione e di morte!
Papa GIOVANNI PAOLO II.







