
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 6 giugno 2015
Uno degli scopi dichiarati del pontificato di papa Francesco è di riaprire questioni apparentemente chiuse nelle aree sensibili del matrimonio, della sessualità e della vita familiare. A metà strada tra il Sinodo dell’autunno scorso a Roma e il secondo che si terrà in ottobre, nessuna delle questioni pare aver ottenuto una risposta.
Stanno chiaramente emergendo due fazioni, e nessuna delle due ascolta l’altra – eccetto che per dissentire. Se, dopo il secondo Sinodo, il papa dovrà penalizzare una parte o l’altra, una crisi nella Chiesa sembra inevitabile.
Ci potrebbe essere un’ondata di dimissioni al vertice e alcuni dolorosi licenziamenti. È la prova finora più grande per questo pontificato.
Una di queste due fazioni è composta da vescovi anziani di Francia, Germania e Svizzera, che si sono incontrati la settimana scorsa alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, tra i cui membri più in vista è il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, molto vicino a papa Francesco. Come esempio del punto di vista di questa fazione, si può citare l’omosessualità, che ha suscitato impressioni forti nel corso del Sinodo straordinario dello scorso autunno. Il card. Walter Kasper, alleato del card. Marx, anch’egli molto vicino a papa Francesco, questa settimana ha affermato in un’intervista a un quotidiano che se da un lato la Chiesa “non potrebbe accettare le unioni omosessuali come equivalenti al matrimonio”, quelle tra esse che mostrano di essere stabili dovrebbero essere riconosciute come una forza positiva. Questa, ha aggiunto, sarà una questione centrale nel prossimo Sinodo.
Nel frattempo, i rappresentanti della tendenza opposta hanno partecipato a una conferenza a Torun, nella Polonia settentrionale, organizzata dai vescovi polacchi, in cui ha parlato il card. Gerhard Müller, che è a capo della Congregazione per la dottrina della fede. “Non ha senso discutere il problema delle unioni omosessuali al Sinodo”, ha detto. “È proibito per ragioni formali, perché la famiglia è un rapporto tra un uomo e una donna – in maniera esclusiva e indissolubile”. Né è possibile riconciliare il punto di vista del card. Kasper con la posizione assunta dal card. Raymond Burke, che ha definito il risultato del referendum sul matrimonio omosessuale in Irlanda “una sfida a Dio”. Egli ha recentemente affermato che “dare l’impressione che in qualche modo ci sia qualcosa di buono nel vivere in uno stato di peccato grave è semplicemente contrario a ciò che la Chiesa ha insegnato sempre e dovunque”. Egli si riferiva non soltanto alle unioni omosessuali, ma anche ai cattolici divorziati che si risposano.
Quest’ultima è l’altra controversa questione per la quale papa Francesco aveva sperato che una soluzione, giunti a questo punto, cominciasse ad emergere. Gli anziani leader della Chiesa e i teologi riuniti alla Gregoriana hanno cercato una via per confermare quel principio e nel contempo offrire la pietà risanatrice di Dio a coloro il cui matrimonio si è infranto. In tale processo, si scopre una più profonda comprensione teologica dei rapporti umani, e ciò potrebbe rivelarsi come il prodotto più prezioso dell’intero processo. Ma è difficile non interpretare la distanza tra le due fazioni come un conflitto tra la legge e l’amore, un conflitto su cui lo stesso Cristo non è rimasto in silenzio.
Come può la legge essere serva dell’amore, e non il suo padrone o il suo oppositore? Forse il Sinodo sarà costretto a rimandare questa domanda al papa.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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