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SANTI E PECCATORI

From the editor’s desk

“The Tablet” - 6 luglio 2013

Secondo fonti vaticane, la canonizzazione di Papa Giovanni Paolo II è attesa in dicembre ed è possibile che ad essa si aggiunga la canonizzazione di Papa Giovanni XXIII. Se ciò avverrà, si tratterà di una mossa intelligente da parte di Papa Francesco per bilanciare l'esaltazione della vita di due figure così diverse tra loro, che, ciascuna a modo suo, hanno influenzato la Chiesa Cattolica più di ogni altra nei tempi moderni.

Il Papa che ha convocato il Concilio Vaticano II è considerato un riformista da gran parte della Chiesa. La maggior parte degli altri considererebbe invece Papa Giovanni Paolo II più vicino al loro Papa ideale, un protagonista sul palcoscenico mondiale che, mentre restringeva la definizione di ortodossia in casa propria, sfidava la potenza dell'impero sovietico all'esterno, accelerandone la caduta.

Se questa duplice canonizzazione è davvero ciò che Francesco sta programmando, essa potrebbe servire ad un ulteriore utile scopo. Vi sono altri tre Papi in fila per la canonizzazione: Pio IX, Pio XII e Paolo VI. Ciascuna causa di canonizzazione è favorita da una fazione particolare, e tali fazioni non sono così diverse da quella che è entusiasta di Giovanni Paolo II. Perciò Francesco ha l'opportunità di mettere la parola fine a una pratica -  la canonizzazione di Papi vissuti di recente - che non fa bene alla reputazione della Chiesa Cattolica. Avendo concesso qualcosa a ciascuna parte canonizzando eroi rivali, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, egli potrebbe - e dovrebbe - ordinare la sospensione delle cause di canonizzazione degli altri tre per un secolo o due. Altrimenti esse potrebbero trasformarsi in  un esercizio piuttosto deprimente di auto-congratulazione papale.

Si suppone che le canonizzazioni abbiano l'effetto di esaltare la vita di un sant'uomo perché essa sia ammirata ed imitata. Esse non riguardano la questione fondamentale se l'anima di quella persona sia in cielo, sebbene vi aggiungano un grado di certezza. Papa S. Pio X, che morì nel 1914 e fu canonizzato 40 anni dopo, fu il primo pontefice ad essere canonizzato dall'epoca di S. Pio V, elevato all'onore degli altari nel 1712. Quest'ultimo divenne famoso per la disastrosa scomunica di Elisabetta I d'Inghilterra nel 1570, che, con un colpo di penna, trasformò i cattolici inglesi in traditori. Il singolare contributo di Pio X alla Chiesa fu la persecuzione dell'eresia del modernismo, che ebbe un effetto raggelante sullo sviluppo teologico cattolico per interi decenni. L'eredità permanente di Pio IX fu il noto Sillabo degli errori del 1864, che ritardò di 100 anni l'adattamento della Chiesa alla nascita della democrazia laica; Pio XII rappresentò un continuo imbarazzo per la Chiesa a causa della sua estrema cautela nella condanna della persecuzione nazista contro gli ebrei.

Nessuno di questi esempi è particolarmente edificante. Ma sorgono molte altre domande. Non ci furono altri Papi santi tra la morte di Pio V nel 1572 e l'ascesa di Pio IX nel 1846? Tradizionalmente, la Chiesa prega perché ogni Papa sia santo: non dovrebbe dunque limitarsi a ritenere che tali preghiere vengano esaudite ed andare avanti? Perché tutti coloro che sono sulla lista - con l'eccezione di Giovanni XXIII - sono favoriti dai conservatori? Non era forse santo Leone XIII, il padre della dottrina sociale della Chiesa? E non lo era nemmeno Benedetto XV, che tentò di fermare la prima guerra mondiale, né Pio XI, che cercò di opporsi ai nazisti? Papa Francesco potrebbe essersi posto queste domande. Così come potrebbe essergli sorto un altro pensiero: "Adesso basta".


Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri

pubblicata con il consenso dell’editore

© The Tablet Publishing Company Ltd.

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