
From the Editor’s Desk
“The Tablet” – 11 luglio 2015
Quando tre vescovi emeriti scrivono al Tabletin favore dell’ordinazione di uomini sposati nella Chiesa cattolica, è chiaro che qualcosa si muove nel sottobosco. Sembra che il pensionamento abbia dato loro la libertà di dire cose che avrebbero esitato a dire quando erano ancora in carica; è probabile che altri vescovi, non ancora in pensione, abbiano pensieri simili.
Tuttavia, sebbene papa Francesco abbia incoraggiato la possibilità di rivolgergli richieste, attraverso le conferenze episcopali, che prescindano dal requisito del celibato per far fronte alla penuria di preti, finora pare che di tali richieste non ve ne siano state. Il fatto che i vescovi dell’Inghilterra e del Galles non abbiano risposto a questo generale invito suggerisce con forza che vi sia più di un’opinione in merito all’interno della loro conferenza.
L’argomento di carattere pratico in favore del cambiamento è molto forte.
Nel grafico, in tutto il paese, l’età del clero parrocchiale è fortemente inclinata verso l’alto. Numerosi vescovi hanno ammesso pubblicamente di non poter più garantire la sostituzione dei preti delle parrocchie che vanno in pensione o che muoiono. Ciò comporta la fusione delle parrocchie o addirittura lasciarle senza un prete. Ma che cosa succederebbe se, per fare un esempio puramente ipotetico, in una parrocchia in condizioni simili vi fosse un diacono permanente, santo e ardente di zelo, che fosse sposato e che acconsentisse a essere ordinato prete se gli fosse chiesto? E se, nella parrocchia vicina, vi fosse un ex-prete anglicano ordinato nella Chiesa cattolica da sposato, non sembrerebbe un’opportunità mancata particolarmente deplorevole?
Il principio secondo cui i fedeli cattolici hanno diritto ai sacramenti, e in particolare alla Messa settimanale, ovviamente indica la soluzione.
Naturalmente, il diacono permanente, in questo esempio ipotetico, può avere un lavoro durante la giornata ed essere disponibile per il lavoro in parrocchia solo a tempo parziale. Ma ci sono molti aspetti del ruolo del prete di parrocchia che possono efficacemente essere svolti da donne o uomini laici, o da suore. La scarsità di clero potrebbe contribuire a smantellare una cultura clericale dannosa per la Chiesa. L’ordinazione di uomini sposati risolverebbe inoltre un altro problema: col tempo, allargherebbe l’esperienza dei preti circa la vita familiare. La credibilità della Chiesa cattolica quando affronta i problemi della vita familiare ne risulterebbe migliorata.
Certo, c’è un altro aspetto da considerare. Il celibato, tutti sono d’accordo su questo, ha una potenza spirituale che si è dimostrata una grande risorsa per la Chiesa cattolica.
C’è un elemento sacrificale, i preti celibi rinunciano al bene del matrimonio per amore del Regno. L’ordinazione di uomini sposati metterebbe forse in dubbio il valore di quel sacrificio tra il clero che l’ha già fatto? Però le cose potrebbero cambiare per il meglio. Le preghiere per le vocazioni potrebbero trovare risposta; nuove iniziative per incoraggiarle potrebbero dare gradualmente risultati. Non aver fiducia nella Provvidenza potrebbe sembrare una mancanza di fede. Perciò la scarsità di clero potrebbe essere affrontata con tanti piccoli adattamenti e preparativi improvvisati.
Tutto ciò potrebbe essere vero, ma dev’essere verificato. È necessario raggiungere un equilibrio. I laici hanno diritto a dire la loro opinione su un tema che li riguarda in modo così diretto. Perciò è saggio il suggerimento che la Conferenza episcopale dell’Inghilterra e del Galles cominci a esaminare le opzioni disponibili, dopo una vasta consultazione.
Sarebbe totalmente sbagliato ignorare il problema nella speranza che scompaia. Non succederà.
Traduzione italiana a cura di Federico Tagliaferri
pubblicata con il consenso dell’editore
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