RICORDANDO GIANNI NOVELLI A UN ANNO DALLA MORTE / UN CAMMINO INCLUSIVO
“Riproporre la pace” è scritto sullo striscione che il Centro interconfessionale per la pace (CIPAX) ha portato in giro dal tempo della guerra in Ucraina. È la frase che Gianni Novelli aveva dettato una sera davanti alla Chiesa Battista di via del Teatro Valle a Roma, dove avevamo steso un lenzuolo bianco alla fine di uno degli incontri di spiritualità condivisa, per prepararci all’ennesima manifestazione per la pace.
Si ripartiva dove Gianni era partito, subito dopo aver fondato il CIPAX nel 1982, quando nella stessa chiesa si svolgevano le veglie ecumeniche contro l’apartheid sudafricana.
Quel “Riproporre la pace” esprime con la magistrale sobrietà ed efficacia di Gianni, il rammarico per la debolezza del movimento per la pace – che aveva contribuito a costruire con le marce a Comiso quarant’anni prima con un “Osare la pace per fede” - unito però alla determinazione di continuare un cammino che non lo ha più visto fermarsi, se non esattamente un anno fa, quando ci ha lasciati.
Nel suo cammino Gianni, presbitero della congregazione degli Stimmatini poi lasciata per seguire con più coerenza il Vangelo, ha incontrato e accompagnato una straordinaria quantità di persone, con semplicità, con un sorriso e una gioia contagiosi, che non lasciava indietro nessuno. Gianni aveva un modo inclusivo di intendere la pace, senza divisioni, senza rivalità, senza fughe in avanti per dimostrare chi è più pacifista, ma con l’urgenza di un viaggio che deve condurre lontano nell’amicizia e nella gioia della nonviolenza condivisa. Una condivisione soprattutto tra fedi diverse, fatta di incontri più che di dialoghi rispettosi ma dove ognuno rimane nel suo posto.







