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Domani, 27 ottobre, ricorre il primo anniversario della morte di padre Eugenio Melandri (27 ottobre 2019), direttore di “Missione Oggi” per una decina d’anni, praticamente da quando nel 1979 il periodico saveriano cambiò nome – da “Fede e Civiltà” a quello attuale – fino al 1989, anno in cui accettò di candidarsi al Parlamento Europeo come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria, cosa che gli costò la sospensione a divinis, abrogata solo poche settimane prima di morire, grazie all’intervento di due amici, il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, e mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni (Sierra Leone). 

Seppure sospeso a divinis, Eugenio non mise mai in forse la sua identità di prete missionario saveriano. Per questo era commosso fino alle lacrime il giorno in cui ci comunicò che papa Francesco l’aveva reintegrato nel ministero. Cosa che gli permise di celebrare, dopo tre decenni di interruzione, la sua seconda “prima messa”, domenica 20 ottobre, insieme alla sua “famiglia” saveriana e a tanti amici e “compagni” di viaggio. 

Oggi il ricordo di Eugenio è legato a un motivo che ne ha soprattutto contrassegnato l’esistenza, quello della pace e della nonviolenza. Per questo, esattamente a un anno dalla morte, varie associazioni e movimenti per la pace e la nonviolenza di Parma e dintorni, tra cui anche la nostra rivista, vogliono intitolare a lui la costituenda “Casa della Pace”, all’interno del campus della Casa Madre dei Missionari Saveriani. Una intitolazione senz’altro meritata da Eugenio e doverosa da parte nostra, suoi amici e “compagni” di viaggio, viste le tante iniziative di pace e  nonviolenza da lui scaturite, come la campagna contro i mercanti di morte e l’impegnativo lavoro che ha portato alla legge 185/90 sul commercio delle armi, di cui quest’anno ricorre il 30° anniversario; ma anche la lotta al fianco di un vescovo amico, don Tonino Bello, presidente nazionale di Pax Christi, con il quale condivise la marcia a Sarajevo nel dicembre 1992, la marcia dei 500 “folli”, tra i quali c’era anche il vescovo Bettazzi. La memoria di Eugenio continua a generare iniziative di pace e nonviolenza!



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