OLGA KARACH MILITANTE PER LA DEMOCRAZIA E LA PACE IN BIELORUSSIA CONDANNATA A 12 ANNI DI CARCERE
Il 20 luglio di trent’anni fa il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko iniziava il mandato che non ha più abbandonato, trasformandolo in un regime autocratico, che ha via via eliminato o costretto all’esilio i suoi oppositori.
Oggi, all’inizio di luglio, Volha Olga Karach pacifista e oppositrice bielorussa che vive in esilio in Lituania, è stata condannata da un tribunale di Brest in Bielorussia a 12 anni di carcere, insieme ad altri quattro attivisti Veranika Tsepkala, Yauhen Vilski, Anatoli Kotau e Vadzim Dzmitrenak, per cospirazione, attentato alla sicurezza dello Stato e creazione di organizzazioni estremiste, nonché per diffamazione nei confronti del presidente Lukashenko. È stata inoltre condannata a una multa di 600mila rubli pari a 170mila euro.
È l’ennesimo atto della persecuzione del regime di Lukashenko nei confronti di Olga, tenace oppositrice, politologa, giornalista che si batte per la democrazia in Bielorussia. È tra le fondatrici, nel 2005, del Centro internazionale per le iniziative civili “Our House”, che si batte per i diritti delle donne, contro l’incarcerazione di bambini e bambine, contro la tortura praticata dal regime, e a favore dei diritti umani.
In Bielorussia è accusata di terrorismo, un reato passibile della pena di morte. Più volte arrestata e torturata, una pratica comune contro tutti gli oppositori politici, nel 2014 è costretta all’esilio a Vilnius in Lituania, che le nega tuttavia lo status di rifugiata politica, perché considerata una minaccia per la sicurezza nazionale, e le concede solo un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Da questo punto di vista la situazione di Olga Karach è precaria, come quella di tanti esiliati bielorussi in Lituania che rischiano l’estradizione e per i quali è iniziata la procedura di espulsione, a cominciare dal marito Oleg Borshevskij o più recentemente della militante femminista Yuliya Prasanava. Per questo la Rete italiana Pace e Disarmo ha lanciato una campagna affinché l’Ue garantisca la protezione degli oppositori e degli obiettori di coscienza del regime bielorusso.
Con la sua attività di diffusione dell’informazione e di solerte youtuber Olga Karach costituisce una spina nel fianco del regime di Lukashenko che tiene la società bielorussa sotto stretto controllo. Recentemente il Kgb ha reso noto l’elenco di 40mila denunce da parte di cittadini bielorussi tra il 2013 e il 2024, una sorta di guerriglia della disinformazione per intimidire l’opposizione. In queste denunce Olga è più volte citata con accuse assurde. Azioni come queste fanno parte della politica più generale di controllo dell’informazione e della libertà di comunicazione
Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, 43mila giovani bielorussi hanno ricevuto la cartolina di precetto per essere arruolati a sostegno delle forze di occupazione. Olga Karach si batte allora per la promozione e la difesa del diritto all’obiezione di coscienza in Bielorussia. Il fenomeno riguarda, secondo la polizia bielorussa, 5.000 obiettori che rischiano pesanti pene. Nel 2023 ad Olga viene assegnato il Premio Alex Langer per la sua attività contro la guerra, per i diritti delle donne e per la trasformazione democratica della Bielorussia con mezzi nonviolenti. Oggi è candidata al Premio Nobel per la Pace 2024. A questo proposito va ricordato che il premio Nobel per la pace 2022 Ales Bialiatski è detenuto dal 2021 dal regime bielorusso che lo scorso anno lo ha condannato a 10 anni di prigione. Intanto Lukashenko sta portando il Paese ad una pericolosa crescente militarizzazione in complicità con Putin. Secondo il vicecomandante delle forze aree bielorusse Leonid Davidovich le forze armate di Minsk sarebbero tecnicamente pronte “per azioni con armi nucleari non strategiche”.






