NAGORNO-KARABAKH / L’INDIFFERENZA CHE PUZZA DI GAS
Il Nagorno-Karabakh non esiste più come entità autonoma da fine settembre, il sogno di uno Stato indipendente, magari un giorno unito all’Armenia, è svanito nel giro di un giorno. I profughi armeni del Nagorno-Karabakh stanno lasciando con tutti i mezzi possibili la loro patria diventata ormai parte dell’Azerbaigian. Prima ancor di capire da dove viene il conflitto che ha spazzato via gli armeni da questa terra armena, è bene dire subito perché questo è stato possibile.
All’Europa, che si chiede se si stato giusto chiudere gli occhi davanti alla conquista russa della Crimea e che si impegna militarmente a fianco dell’Ucraina invasa dalla Russia, il problema dell’occupazione del Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaigian non si è neanche posto. Incoerenza? Certo, ma soprattutto odore di gas.
L’Europa in cerca di alternative al gas russo ha concluso la scorsa estate un’alleanza strategica con l’Azerbaigian produttore di gas e che sul gas fonda la sua economia e la sua potenza militare. Mosca impantanata fino al collo nella guerra con l’Ucraina non ha certo voglia di mantenere fede al suo impegno di garantire l’esistenza del Nagorno-Karabakh. L’Azerbaigian lo sapeva e ne ha approfittato alla prima occasione. L’Armenia, contrariamente a tre anni fa, non ha reagito allo strangolamento dello stretto corridoio che la lega al Nagorno-Karabakh, decretandone la morte, nella speranza di salvare se stessa. Ma questo è solo l’ultimo atto del genocidio contro gli armeni iniziato nel 1915 dai “giovani turchi” e che da allora fa degli armeni un popolo in perenne ricerca di un luogo sicuro.
L’autodeterminazione dei popoli di leniniana memoria si è presto ridotta nell’impero sovietico in una machiavellica divisione dei popoli attraverso confini artificiali, tra cui quelli del Nagorno-Karabakh armeno e cristiano inglobato nell’Azerbaigian musulmano. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Nagorno-Karabakh si proclama indipendente nel 1991 e deve difendersi con un’accanita lotta di resistenza contro l’Azerbaigian. Le tregue, sempre precarie, vedono la svolta nel 2020 con l’offensiva degli azeri, che grazie al gas si sono rafforzati militarmente, contro il Nagorno-Karabakh e l’Armenia intervenuta per salvaguardarne l’indipendenza. Durante decenni la diaspora armena ha alimentato il sogno di questa terra montagnosa povera ma fiera. Ora la “puzza” di gas ha fatto girare dall’altra parte l’Europa e la comunità internazionale. La pulizia etnica in corso può dunque continuare indisturbata.







