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MESSAGGIO DEI VESCOVI DEL CONGO RD IN VISTA DELLE ELEZIONI

MESSAGGIO DEI VESCOVI DEL CONGO RD IN VISTA DELLE ELEZIONI

Giovedì, 06 Dicembre 2018 MissioneOggi

I vescovi del Congo RD si sono incontrati in assemblea straordinaria dal 20 al 22 novembre 2018, per valutare il processo elettorale e analizzare la situazione del paese a un mese dalla scadenza elettorale. Nel sottotitolo del messaggio finale Elezioni credibili per una vera alternanza democratica, si citano le parole di Gesù davanti a Gerusalemme: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace” (Lc 19,42), quasi ad implorare gli attuali governanti a cogliere l’opportunità per la pace del paese dopo tante tragedie e sofferenze.

Fedeli alla loro missione profetica e come congolesi, i vescovi offrono il loro contributo per elezioni libere, trasparenti, credibili e pacifiche, per aiutare il paese ad uscire dalla crisi. I vescovi constatano una maggiore determinazione da parte del governo e della Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente), ma anche di ogni formazione politica, di andare alle elezioni il 23 dicembre 2018.

Purtroppo, la campagna elettorale è iniziata (il 22 novembre 2018) senza la soluzione dei dubbi circa l’uso o meno della macchina per votare; senza affidabilità sul registro elettorale; senza l’applicazione di tutte le misure di rasserenamento del clima politico, sancite dagli Accordi di S. Silvestro. Finora gli oppositori politici restano in prigione o in esilio.

La libertà di manifestare non è ancora acquisita per tutti. L’ultimo esempio è la recente repressione violenta all’Università di Kinshasa che ha causato tre morti tra gli studenti. Bisogna anche sottolineare che l’accesso ai media non è equo.

Si osserva poi che tutti i dipendenti dello Stato, dal livello più basso a quello più alto, sono obbligati a fare campagna elettorale per il candidato del presidente, e che i mezzi dello Stato sono requisiti e messi a disposizione del medesimo, contrariamente alle disposizioni della legge elettorale (art. 36).

Più volte i vescovi hanno chiesto di rendere più sicuri alcuni territori, in preda a una violenza ricorrente come per esempio il Nord e Sud-Kivu, l’Ituri, il Tanganyka. Malgrado questi appelli, i massacri continuano a Djungu (Ituri) come nella città e nel territorio di Beni (Nord-Kivu) dove si contano ormai almeno 2000 morti e molti sfollati. Questa insicurezza persiste malgrado i dispositivi militari impiegato. Questa insicurezza, affermano i vescovi, sembra programmata per far cadere il paese in un processo di balcanizzazione.

A queste tragedie si aggiunge, da una parte l’epidemia di ebola nel territorio di Beni, già provato dalle incursioni dei diversi gruppi armati, dall’altra l’arrivo massiccio di compatrioti violentemente espulsi dall’Angola a dispetto dei diritti internazionali, nelle province del Congo Centrale, Kasai, Kasai Central, Kwango e Lualaba.

Davanti a tutte queste difficoltà i vescovi si pongono diverse domande interpellando il popolo congolese proponendo quell’alternanza desiderata. Prima di tutto le elezioni non vanno considerate come un fine in sé. Saranno utili solo se assicureranno l’unità del paese, l’integrità del territorio nazionale, la giustizia, la pace, il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Come già detto nel messaggio di giugno 2017 (Il paese in ginocchio, i congolesi in piedi), la corruzione, l’evasione fiscale, l’appropriazione indebita di fondi pubblici hanno raggiunto proporzioni inquietanti a tutti i livelli. Un gruppo di compatrioti, abusando apertamente del potere, si concedono vantaggi economici esorbitanti a scapito del benessere collettivo. Ora, la situazione socio-economica è peggiorata.

In vista di questa alternanza, i vescovi formulano le seguenti raccomandazioni:

Onorare i connazionali morti rendendo possibile l’alternanza. È il momento di esercitare il diritto di voto per una nuova leadership che si occupi del benessere della popolazione. I vescovi invitano a un voto responsabile, scegliendo uomini e donne preoccupati di proteggere il paese, di promuovere il bene comune, di assicurare le libertà fondamentali, di difendere i diritti umani. C’è bisogno di governanti rispettosi della Costituzione e rispettino la parola data, persone oneste di provata moralità che non si approprino delle risorse del paese. Per cui bisogna fare attenzione ai corrotti e ai corruttori.

Guardarsi dai parolai e i mercanti d’illusioni che fanno promesse che non manterranno. Bisogna diffidare soprattutto di chi distribuisce soldi e regali per comprare i voti del popolo. I vescovi invitano a non cedere al tribalismo, al regionalismo, al favoritismo e ad ogni forma di clientelismo, evitando la violenza per risolvere le controversie elettorali. Una parola particolare è indirizzata ai giovani che non sono solo il futuro del paese, ma soprattutto il presente, di cui il paese ha bisogno.

La Ceni cerchi il consenso sui punti di divergenza. Il punto cruciale resta il consenso sull’uso o meno della macchina elettorale. Se l’uso della macchina fosse ineluttabile, i vescovi domandano alla Ceni di rassicurare il popolo congolese affermando che la macchina sarà usata esclusivamente per l’identificazione dei candidati e la stampa dei bollettini di voto. Il conteggio dei voti deve essere fatto solo manualmente e i processi verbali devono essere esibiti in tutti i seggi lo stesso giorno del voto. Altrimenti si getta discredito sul risultato dello scrutinio. La credibilità delle elezioni vuole che la Ceni faciliti l’accreditamento e il lavoro dei testimoni, dei giornalisti, degli osservatori nazionali e internazionali nei seggi e nei centri di compilazione.

Il governo completi le misure di rasserenamento politico come previsto dagli Accordi di S. Silvestro. Affinché le elezioni siano pacifiche il governo deve rendere più sicure le province del Nord e Sud Kivu, l’Ituri, il Tanganyka e tutte le zone dove imperversano gruppi armati affinché la popolazione possa partecipare alle elezioni.

Non si utilizzino i dipendenti e i mezzi dello Stato per la campagna del candidato del presidente. Il governo deve assicurare la libertà di espressione: togliendo la proibizione di manifestazioni pubbliche; facendosi carico degli espulsi dall’Angola, degli sfollati interni e delle vittime dell’epidemia di ebola.

Nel risolvere i contenziosi elettorali, le istanze giudiziarie considerino l’interesse superiore della nazione, lasciandosi guidare unicamente dalla verità oggettiva e dalle fedeltà alle norme.

I partiti e raggruppamenti politici diano prova di responsabilità facilitando il consenso sui punti di divergenza e prendendo sul serio la registrazione, la formazione e la presa in carico dei testimoni. I vescovi raccomandano di superare i personalismi, privilegiando l’interesse superiore della nazione e bandendo ogni incitazione alla violenza.

I candidati facciano una campagna nel rispetto delle regole e considerino gli avversari politici non come nemici, ma come connazionali convincendo gli elettori con la pertinenza del programma politico e non con i regali.

La Comunità internazionale accompagni il processo elettorale nell’interesse del popolo congolese, prendendo in considerazione solo i risultati conformi alla verità delle urne.

In conclusione, i vescovi chiedono una mobilizzazione generale per evitare una parodia di elezioni i cui risultati non sarebbero accettati da tutte le parti, precipitando il paese nella violenza.

I fedeli cristiani e tutte le persone di buona volontà intensifichino la loro preghiera per l’unità e la pace del paese, con la preghiera di S. Francesco d’Assisi, per l’intercessione della Beata Vergine Maria, Signora del Congo. Che Cristo Re dell’universo doni lungimiranza e forza a tutto il popolo congolese per un’alternanza democratica e pacifica.

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