LA PANDEMIA CORONAVIRUS A TABATINGA, NELL’AMAZZONIA BRASILIANA, AI CONFINI CON COLOMBIA E PERÙ
Il 18 marzo scorso i Comuni dell’Alto Solimões, nell’Amazzonia brasiliana, hanno iniziato a pubblicare decreti su come affrontare la pandemia di coronavirus che aveva già toccato gli abitanti di Manaus. Anche la nostra diocesi, come molte altre dell’Amazzonia, ha decretato la chiusura delle chiese sospendendo ogni attività con la presenza del popolo fino a nuovo avviso. Così la Settimana Santa è stata celebrata, in famiglia, nelle case, con l’aiuto di alcune schede, mentre il vescovo con alcuni padri ha svolto le diverse celebrazioni.
Le frontiere (con il Perù e la Colombia) sono state chiuse e la popolazione è stata invitata a restare in casa obbedendo alle norme di prevenzione per contenere il vírus ed evitare il contagio.
Ma i traghetti e gli aerei hanno continuato a viaggiare portando persone da Manaus. Così un po’ alla volta sono apparsi i casi positivi tra gli arrivati da Manaus, ma dopo qualche giorno sono apparsi casi di contagio locale. Il primo caso di contagio a Tabatinga è stato registrato l’8 aprile. Dal 21 aprile i casi sono cresciuti in modo esponenziale fino ai 232 del 4 maggio.
Statistiche alla mano, possiamo affermare che Tabatinga con i suoi 35,23 casi ogni 10.000 abitanti sta ormai superando la percentuale dell’Italia di 35,11 casi ogni 10.000 abitanti.
Di fronte a questa situazione come Chiesa abbiamo scelto di obbedire senza eccezioni alle norme sanitarie, astenendoci dalle riunioni e dalle celebrazioni con la gente.
Con la Caritas diocesana poi stiamo organizzando l’assistenza attraverso le comunità della periferia, che portano generi alimentari e prodotti igienici nelle famiglie più bisognose, che non ricevano alcun aiuto sociale.






