IL DIRETTORE DI “MISSIONE OGGI” AL CONVEGNO SULLA MISSIONE DELLA CONSOLATA / ROMA 14-18 OTTOBRE 2019
In occasione del Sinodo dell’Amazzonia, in svolgimento a Roma, la Direzione Generale dei Missionari della Consolata ha organizzato un Convegno, cui partecipano missionari che lavorano in contesti particolarmente significativi a fianco di popoli emarginati, in foreste e territori che sono saccheggiati e depredati da potentati economici internazionali. Sono presenti anche alcune Missionarie della Consolata. Il Convegno si svolge a Roma, presso la Casa Generalizia della Consolata, vicino a piazza San Pietro e vede la partecipazione di missionari che lavorano con i Pigmei (Congo RD), Warao (Venezuela), Yanomami (Brasile), Macua (Mozambico), in Mongolia, nel Putumayo in Colombia, tra i nomadi del Nord del Kenya e tra i popoli del Cauca, i Paez/Nasa della Colombia.
Un campionario interessante di esperienze di evangelizzazione che hanno caratterizzato la vita di tanti popoli e quella dei missionari, una ricchezza da custodire affinché diventi patrimonio vivente dell’Istituto e della società. La partecipazione al Convegno è ristretta ai missionari e a pochi altri invitati perché lo scopo è “ad intra”, cioè aiutare anzitutto i missionari a riflette sul lavoro che fanno. Al Convegno partecipano anche le due Direzioni Generali, dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, per un totale di circa 60 persone. Un insieme di volti, storie, popoli e culture che siedono intorno allo stesso tavolo per dibattere e riflettere insieme.
Ad ogni missionario sono dati 30 minuti per rispondere alle seguenti domande: 1) Con quali obiettivi e come abbiamo lavorato con questi popoli? Nel corso degli anni quali cambiamenti sono avvenuti a livello di metodologie, strategie, strumenti operativi e perché?; 2) Come è avvenuto l’incontro/scontro con questi popoli e che cambiamenti ha prodotto in noi, in loro, nella vita sociale e sull’ambiente?; 3) Si può dire che siamo stati “evangelizzati” da questi popoli? Se sì, perché?; 4) Il lavoro con questi popoli sta “contaminando” la storia, la tradizione missionaria del nostro Istituto? In altre parole, le consideriamo situazioni marginali oppure sostanziali che perciò dovrebbero qualificare il nostro immaginario e la nostra visione di missione “ad gentes” (“ai popoli infedeli”)?
Dopo le narrazioni delle esperienze missionarie, in risposta alle domande sopra elencate, ci sono alcuni interventi di antropologi (tra cui il prof. Remotti, dell’Università di Torino) e di un gesuita brasiliano (p. Dos Santos A. Adelson) impegnato nella preparazione del Sinodo, da una parte per esprimere una “reazione a caldo, le impressioni avute e, soprattutto, una lettura critica” delle diverse metodologie e approcci utilizzati ed emersi dalle narrazioni fatte dai missionari/e nelle giornate precedenti; per aiutare a riflettere, scendere in profondità, sollevare dubbi e a farsi le domande giuste. Tutto dovrebbe concorrere alla stesura di un manifesto per il lavoro futuro a livello di obiettivi e metodologia missionaria adattata ai vari contesti e popoli. A rinnovare la strategia missionaria, per consolidare alcune buone pratiche e offrire delle piste per ulteriori approfondimenti e cammini nuovi nel lavoro “ad gentes”.
Al direttore di “Missione Oggi”, p. Mario Menin, è stato chiesto partecipare come “osservatore esterno” con il ruolo della “istanza critica”, cioè di chi osserva, appunta, riflette e alla fine disanima senza remore su quello che ha sentito, facendo discernimento sul raggiungimento o meno delle finalità del convegno, su quello che è mancato… e altro.






