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A UN PASSO DALLA MORTE… OGGI SENTO LA VITA E GLI ALTRI COME DONO

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Tre settimane di ospedale. Della prima non ricordo quasi nulla, per non dire nulla, delle altre il mio stare sempre a letto, i continui prelievi, il rumore dell’ossigeno, l’andirivieni del personale, per non parlare del cibo… Ho perso 25 chili! Grazie a Dio, ne avevo in abbondanza! Se sono riuscito a cavarmela, lo devo anche alla mia robusta costituzione fisica!

Sono grato ai medici e al personale sanitario: hanno fatto tutto quello che era in loro potere… Un medico mi ha scritto: Sono contento che tu stia bene, dopo i momenti difficili che hai passato, con concreto pericolo di vita per la polmonite molto estesa che hai avuto, con momenti di agitazione psicomotoria, come capita in questa malattia. Le preghiere di Tavernerio hanno fatto un miracolo e credimi non è un termine fuori luogo”. Sì, lo credo anch’io, se sono ancora qui, è per la preghiera di tanta gente, non solo dei saveriani e degli amici dei saveriani di Tavernerio, ma anche di tante persone, conosciute e anonime, che si sono unite in un’invisibile comunità orante dall’Italia al Messico fino al Congo RD.

Devo ammettere che in ospedale non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo. Mi sembrava d’essere entrato in un tunnel stretto con un pezzo di cielo in fondo... Una visione molto limitata della realtà. Tante cose le ho sapute indirettamente, da quelli che ricevevano il “bollettino medico” giornaliero. Ormai sono ufficialmente guarito, anche se devo recuperare le forze e la massa muscolare rubatemi dal virus. Per questo c’è bisogno di tanta pazienza, dono di cui non sono provvisto, ma che non mi stanco di chiedere a Dio.

Tutto questo è successo nelle ultime settimane di Quaresima e nella Settimana Santa. Così ho vissuto un Triduo Pasquale inedito – ero già stato dimesso dall’ospedale in quei giorni santi –, riflettendo la mia esperienza di malattia nel mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù: sofferente, senza forze, senza il conforto della celebrazione eucaristica… cercavo, come afferma S. Paolo, di completare “nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1,24). Nel senso di partecipare più da vicino, segnato (conformato) anche nel mio corpo, alla sua passione redentrice.

Ho avuto la sensazione di essere ad un passo dalla morte (dalla mia nuova vita “risorta” in Cristo). Questo mi ha fatto pensare tanto... e mi sta aiutando a valorizzare le persone e le cose che mi circondano, a sentire la vita non come qualcosa di dovuto, ma come dono, nuova possibilità di realizzare la vocazione ricevuta da Dio. Essere ancora qui, in vita, è anche riscoprire gli altri come dono, un dono grande, che mi spinge ad impegnarmi con rinnovato entusiasmo nell’attuazione del sogno di Dio, riassunto dal santo fondatore dei saveriani, Guido M. Conforti (1865-1931), nel motto: “Fare del mondo una sola famiglia… in Cristo”.



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