Vicenza - Gli ex allievi tornano al nido
Una festa partecipata e intensa
Voci chiassose di ragazzi scorazzanti negli ampi saloni: ricalcano le impronte dei loro papà. La fiamma di un giorno si è fusa, trasmessa a un focolare; rivive ora tra volti ben noti, maturati da vicende e stagioni.
Padre Uccelli: la fede pura
Gli invitati si mescolano a figure dei missionari saveriani di un tempo: p. Bruno Cisco, p. Amedeo Ghizzo, p. Gianni Viola. Ci apprestiamo, sulla memoria dei Dodici, ad accostarci alla mistica Cena. Padre Ghizzo ci guida dalle tentazioni dell’arido deserto di Giudea che incombe, anche attorno a noi, mentre siamo alla ricerca del Cristo vero.
Al termine della Messa p. Viola, vice-postulatore della causa di beatificazione, ci offre una pennellata su padre Uccelli. Di sicuro il servo di Dio lavorava sulla fede pura. Il miracolo è opera di Dio; senza questa fede il resto è inutile. Solo così si avvera il fatto di un papà che torna a casa e scopre che il suo bambino è guarito; e una signora ricoverata ad Aviano per tumore, si sente dichiarare dal medico: “Signora, non ha più niente”.
Per non parlare dei casi di visione. Trovi una madre inginocchiata presso la tomba del venerato; prega per il figlio senza fede: “So di che hai bisogno, assicura il padre apparso, attendi un attimo e vedrai”. Un’altra persona si accorge davanti al busto di p. Uccelli: “È proprio lui che ho visto”. Per la beatificazione occorre il riconoscimento delle virtù eroiche e si esige anche un miracolo, compiuto dopo morte.
Un tuffo nella verde Amazzonia
L’incontro continua. La parola passa a p. Matteo Antonello di Gambellara (VI), rientrato per un periodo di riposo dal Brasile. Ci conduce nell’Amazzonia immensa, suddivisa in stati diversi. Ci infila nel percorso del fiume Xingu, che sfocia nel Rio delle Amazzoni. Si arresta alla sua missione, São Félix do Xingu, una cittadina di 10 mila abitanti, dove ogni settimana ci scappa un morto ammazzato.
Nel suo piccolo, possiede il più grande allevamento di bestiame di tutta la zona, che è motivo di contrasto, perché stanno facendo fuori la foresta amazzonica. Il paese soffre di conflitti tra bianchi e locali, per lo sfruttamento del caucciù, e anche tra governo e contadini, per le terre all’interno delle foreste. Spesso l’ordine è in mano alla polizia della foresta: arrivano i pistoleros e fanno giustizia sommaria con un massacro.
Vige poi il lavoro di schiavitù: alcuni manager reclutano operai e li trasportano lontano nella foresta; il disgraziato deve prima pagarsi il viaggio, con il lavoro, e le medicine indispensabili, più il trasporto aereo per l’acquisto. Spesso torna a casa senza niente.
Il missionario è accanto alla gente
La missione non è di primo annuncio: non si parla di convertire al cristianesimo; si assistono i fedeli nelle varie situazioni. Il missionario si affianca alla gente, per la salvaguardia dei diritti umani della giustizia, dell’onestà, della sanità, nel fare arrivare in alto, al governo, la voce dei poveri. Il pastore si prodiga fino alla comunità più lontana: 300 chilometri. Qualcuno si spinge a incarnarsi completamente nel sistema di vita della gente. Qualche volta la sfida rasenta il livello della paura.
A conclusione, p. Matteo confessa di sentirsi realizzato in pieno: come uomo, come missionario, come cristiano. È già pronto al volo di rientro nella sua terra di adozione.








