L’esperienza a Scampia
Che cosa ha spinto il me quattordicenne a dedicare due settimane della mia estate alla missione nei campi Rom? Questa domanda mi è stata posta spesso e il più delle volte rispondo che ero curioso: volevo conoscere nuove persone, nuove realtà, nuove emozioni. In fondo, avevo il desiderio di compensare quei due anni di prima adolescenza persi a causa della pandemia.
Era sicuramente presente in me il desiderio di “fare del bene”, anche se in quel momento non avevo ben chiaro che cosa volesse dire. Non capivo che cosa potessi fare per persone che non hanno niente. Ripensandoci, quella volontà mi appare più come un egoistico desiderio di poter dire di essere una brava persona perché avevo fatto del volontariato… Ma non giudico il me di quattro anni fa per questo.
Le persone mi hanno sicuramente influenzato nella scelta di imbarcarmi in questa esperienza. È stata mia sorella la prima a conoscere p. Carlo e gli altri componenti di M6 (il nostro gruppo di giovani missionari). Gli stimoli di mia mamma mi hanno portato a partecipare all’incontro successivo. Così, grazie all’entusiasmo degli altri ragazzi, mi sono trovato quasi senza accorgermene parte di un gruppo. A quel punto la decisione non è stata difficile.
Le mie aspettative erano state più che soddisfatte. Per i quattro anni seguenti ho fatto parte del gruppo M6 e ho partecipato, oltre a numerose attività, incontri e weekend di formazione, ad altri tre campi estivi e uno invernale. Perché ho deciso di continuare a dedicare settimane delle mie vacanze ad un’esperienza già vissuta? La verità è che la missione non è mai “già vissuta”. Ad ogni campo, ho riprovato ciò che avevo provato in quelli precedenti insieme a qualcosa di nuovo. Il desiderio di rivedere persone e luoghi, rafforzare i rapporti instaurati mi hanno spinto a intraprendere di nuovo questa esperienza.
Ma il motivo principale, è che partecipare ai campi missionari mi fa stare bene. Sono esperienze che donano occasioni di riflessione e di crescita difficili da trovare nella quotidianità della nostra vita “normale”. Le amicizie con i propri compagni di viaggio sono genuine e profonde; i momenti di condivisione e comunità permettono di liberarsi dal peso dei propri pensieri, ansie e paure e di affrontarle insieme.
Le esperienze missionarie a Scampia presso i campi Rom sono per me un’occasione per distanziarsi dalla monotonia e dall’apparente banalità della vita quotidiana per donare la mia curiosità agli altri.







