Una vocazione… inseguita, Quasi 50 anni di Brasile
Pubblichiamo la testimonianza missionaria di suor Maria Blasi, nata a Montemesola (TA), paese di p. Michele D'Erchie e della saveriana Vita Russo (ne abbiamo scritto sul numero di maggio 2008).
Sono nata a Montemesola nel 1924. Da piccola frequentavo l'Azione cattolica e da adolescente ho sentito l'attrazione per la vita religiosa e missionaria, ma in famiglia tutti mi erano contrari. Persino il parroco mi ostacolò, forse per verificare la solidità della mia vocazione. A quel tempo si diceva che le difficoltà erano segni di una vocazione non autentica e io cominciai a crederci. Però continuavo a pregare e mi rivolgevo a Gesù così: "Tu sai che voglio essere tutta tua; se mi vuoi, indicami la strada da seguire".
Il progetto del Signore
Gli anni passavano e servivo il Signore come potevo. Durante un corso di spiritualità, parlai con il sacerdote animatore, che mi aiutò a realizzare il mio ideale dopo tante lotte! Così entrai nella congregazione dei santissimi Cuori di Gesù e Maria, a Genova, nel 1957. Presi i primi voti religiosi nel 1960 e dopo altri due anni sono partita per il Brasile. Avevo chiesto di andare missionaria in Bolivia, ma il Signore aveva altri progetti per me.
Fui destinata, come responsabile, in una casa di formazione a Formosa. Con me c'erano dieci aspiranti alla vita religiosa, 6 del Brasile e 4 del Paraguay. Una volta pronte per il noviziato, le affidai alla loro maestra, appena giunta dall'Italia e io mi sono spostata a Rio de Janeiro come responsabile di una casa per l'educazione di ragazze povere.
L'Eucaristia agli ammalati
La casa di Rio de Janeiro era grande, tanto che ospitava anche i partecipanti ai corsi di aggiornamento secondo il concilio Vaticano II. A uno di questi corsi, che preparavano i ministri straordinari dell'Eucaristia, ho partecipato anch'io. Così tutte le domeniche portavo l'Eucaristia ai malati di un ospedale vicino alla nostra casa. Per loro, a quel tempo, era una novità vedere una suora portare l'Eucaristia; ma ne furono contenti e mi accolsero sempre con gioia.
Quando conoscevo la data del compleanno di qualcuno, gli portavo l'Ostia consacrata e qualche altro piccolo dono... Era una festa! La casa in cui abitavamo era stata donata alla congregazione da una signora che viveva con noi. Con lei andavo nei quartieri più poveri per aiutare la gente, sia materialmente che spiritualmente.
Il recupero dei ragazzi di strada
Sono rimasta a Rio de Janeiro per 15 anni. Da lì fui trasferita a Rio Grande del Sud per un lavoro pastorale in un paese. Mi occupavo della catechesi ai giovani, della liturgia, della legione di Maria e dell'apostolato della preghiera. Inoltre, preparavo gli adulti al battesimo e accompagnavo il sacerdote in visita alle comunità sparse sul vasto territorio, per lo stesso lavoro pastorale.
Dopo tre anni, cominciammo un'altra opera in una città vicina. Si trattava di recuperare a una vita più umana e cristiana 200 ragazzi, dalla prima infanzia fino ai 14 anni. Era un'impresa difficile, perché avevamo a che fare con ragazzi poveri e violenti, sottratti alla strada.
La giovane superiora destinata a questo incarico si spaventò nel vedere quella massa di ragazzi turbolenti e non se la sentì di portarne la responsabilità. Mi fu chiesto di aiutarla e incoraggiarla affinché si abituasse alle difficoltà. Ma quella giovane suora non riuscì ad adattarsi e io dovetti portare il peso di quell'incarico per due anni, fino all'arrivo di una nuova responsabile.
Il Brasile palmo a palmo
Nella mia lunga esperienza missionaria in Brasile, ho dovuto occuparmi anche di avviare al lavoro i bambini poveri, coadiuvata da cinque maestre. Il sabato e la domenica, insieme a una donna del luogo, visitavo i malati, portando l'Eucaristia. Visitavo anche le famiglie, invitandole a formare gruppi di preghiera in avvento e in quaresima.
Dopo sette anni, sono stata trasferita a Brasilia, in una casa di accoglienza per ragazze povere, che venivano da lontano per studiare. Sono rimasta con loro cinque anni; poi sono stata inviata di nuovo al sud, per continuare nell'attività pastorale.
Da lì sono passata nella poverissima Bahia, per supplire alla mancanza del sacerdote: celebrando ogni domenica la Parola di Dio, battezzando bambini e adulti, assistendo al rito del matrimonio e confortando malati e moribondi. Seguivo anche un ostello con 70 ragazzi poveri, per il doposcuola e per il recupero a una vita più sana.
Alla fine, sono tornata a Brasilia per problemi di salute. Le sorelle mi hanno liberata da ogni responsabilità, dicendomi che per loro era importante anche la sola mia presenza. Ma non mi sono mancate le occasioni per dire una buona parola alle numerose ragazze che venivano da lontano per studiare e che erano nostre ospiti.
In quasi cinquant'anni di missione, vi confido che la tristezza non è mai entrata nel mio cuore, perché il Signore mi ha sempre accompagnata con la sua pace. A Lui ogni onore e gloria, e il mio grazie con tutto il cuore.








