Una vera discesa… libera per p. Viotti
Padre Giuseppe Viotti, attualmente alla casa madre di Parma, in quegli anni si trovava in viaggio apostolico sui monti di Uvira, quando fu colpito da una paralisi.
I cristiani batuzi della montagna decisero di trasportare p. Giuseppe giù in pianura all'ospedale di Uvira, situato sulla sponda del lago Tanganika. La discesa in portantina costituiva un'impresa impegnativa per la distanza, per la discesa impervia, per gli scossoni e la pioggia torrenziale. Il missionario, che poi ha raccontato il fatto, non riusciva a parlare, ma capiva di essere ormai nelle mani di quei bravi fratelli africani, che non badavano troppo alle esigenze del malato.
Lui stesso ha confermato che, tutto sommato, questo caratteristico pronto soccorso indigeno è assolutamente confortevole. L'unico fastidio che ha dovuto lamentare è stato a metà tragitto quando, arrivati presso un ristoro di birra indigena, è stato lasciato per terra all'aperto sulla lettiga, da solo e sotto la pioggia battente. Il fastidio non era tanto quello di essere abbandonato come un sacco, fuori alla pioggia, ma un piccolo rigagnolo d'acqua che gli scorreva sul naso.
Per gli indigeni l'acqua è un elemento naturale, come il sole; pertanto per loro lasciare qualcuno sotto la pioggia non è una mancanza di rispetto; al contrario, per gli africani è normale condividere l'esistenza con gli elementi della natura. Infatti, ai bambini che piangono perché si sentono bagnati da uno scroscio di pioggia, le mamme dicono: "Credi di essere fatto di sale? L'acqua non ti può sciogliere".
I portatori di p. Viotti, che si sono sacrificati così tanto da portarlo - vivo o morto - all'ospedale di Uvira, sono stati comunque degni di ogni lode: lo hanno salvato dal peggio!








