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On 20 November, five MSF vehicles parked in front of our clinic in Gaza city were destroyed by the intervention of the Israeli forces. The clinic was also damaged as a result and part of the building was engulfed by fire for a few hours. The cars and the clinic were clearly identified with the MSF logo. This happened while 21 people, including an MSF staff and his family members, were sheltered in the clinic and more than 50 others were in the guesthouse across the street: luckily, they survived unscathed. The cars that were destroyed were the ones used in the aborted evacuation of our staff and their relatives on 18 November, resulting in the killing of two people. Some of the staff sheltering in the MSF premises that day were witnesses to the incident.Gaza: MSF sempre più rischi. Non si fermano gli attacchi aerei israeliani a Gaza, sui campi degli sfollati, strade e auto, con morti e feriti tra la popolazione palestinese. Anche per MSF (Medici senza frontiere) prestare aiuto è sempre più difficile. A inizio settembre, le forze israeliane hanno emesso 18 ordini di evacuazione e 8 ordini di restare al riparo che hanno interessato siti umanitari. A Gaza, nessun luogo è sicuro. Racconta un medico di MSF: “La sensazione peggiore che si possa provare è abituarsi alle esperienze terribili fino al punto di cominciare a considerare normale qualsiasi evento straordinario”.

Congo RD: incendi. Non bastasse l’epidemia di ebola che continua a colpire il Paese, a Bukavu si piangono le vittime dell’incendio che ha devastato una scuola nel quartiere Cimpunda di Bukavu. E non è un caso isolato. Una serie di incendi sta colpendo la città, attualmente nelle mani dei ribelli dell’M23. I rappresentanti della società civile si chiedono dove siano i servizi antincendio e perché non siano state indagate le cause dei roghi. L’M23 pretende con la forza la riscossione delle imposte dalla popolazione locale, senza offrire alcuna contropartita. L’appello alla comunità internazionale e alle autorità del Congo RD è di aiutare le 12mila persone che si trovano in una situazione di vulnerabilità estrema.

p.6 2022 Cunha Lima Adriano Messa a BagayCiad a due volti. Il governo ha comunicato la decisione di voler uscire dalla Corte penale internazionale dell’Aia (CPI). Sullo sfondo c’è la campagna degli Stati Uniti contro questo organo di giustizia internazionale, ma anche i timori che si possa indagare sul ruolo di N’Djamena nel vicino conflitto in Sudan, una delle guerre più violente e delle crisi umanitarie più gravi nel mondo. Il rischio (calcolato dall’amministrazione Trump) è favorire l’impunità in alcuni degli scenari più delicati e drammatici del pianeta.
Intanto, è stato firmato lo statuto della piattaforma interconfessionale per rafforzare pace e coesione sociale nella nazione.“Continueremo a lavorare affinché tutti possano contribuire allo sviluppo umano e al raggiungimento del nostro obiettivo comune, ovvero costruire un Ciad unito, prospero e proiettato verso il futuro”, ha detto mons. Goetbé, arcivescovo di N'Djamena.

Guerre battono ambiente. Nel 2025 le guerre hanno allontanato più persone dalle proprie case delle calamità naturali: in totale 82,2 milioni. Con 17,3 milioni di nuovi movimenti, la regione subsahariana pesa per il 45% sul totale globale delle fughe causate da combattimenti. Una concentrazione che non ha precedenti nelle rilevazioni storiche. In particolare, il balzo ha due epicentri principali: l’Iran, con 10 milioni di sfollamenti, e il Congo RD, con 9,7 milioni. Insieme, questi due Paesi hanno prodotto i due terzi del totale mondiale. I ritorni registrati in alcuni paesi, come Sudan e Congo RD, non equivalgono a soluzioni reali. Spesso le persone tornano in contesti ancora instabili, con infrastrutture distrutte e senza prospettive concrete di sicurezza. Tornare non significa essere salvi.

p.6 Benoni AmbarusLe nomine. È mons. Ambarus Benoni, Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico, il nuovo Presidente di Caritas Italiana. Succede a mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, neo Segretario del Dicastero per il Clero. 
p.6 Maria Montserrat Alvaredo e papa Leone XIVPapa Leone XIV ha scelto Maria Montserrat Alvarado come nuova prefetta del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Sarà la prima donna laica a ricoprire tale ruolo. Prenderà il posto di Paolo Ruffini prossimo alla pensione. Il Dicastero per la Comunicazione, istituito da Francesco nel 2015, coordina i principali organi di comunicazione vaticani (Vatican News, Radio Vaticana, Osservatore Romano, Sala Stampa).

L’iniziativa

Il nastro bianco

p.6 WhiteRibbonUna mobilitazione a lungo termine su temi cruciali per la vita sociale, politica e culturale delle Filippine è iniziata con la marcia del 28 giugno, organizzata dal “Movimento del nastro bianco” (White Ribbon Movement). Il nastro bianco è diventato il simbolo della rettitudine morale, della trasparenza e della lotta alla corruzione sistemica nelle Filippine. Non è una protesta di carattere episodico, ma l’inizio di un percorso, per trasformare il dissenso di piazza in riforme istituzionali permanenti. Il movimento, di carattere interreligioso, prevede comitati territoriali composti da leader cattolici, protestanti, evangelici e musulmani per monitorare l’utilizzo dei fondi pubblici per le infrastrutture a livello municipale. Il problema della corruzione nelle Filippine è endemico, sistemico e profondamente intrecciato con la struttura politica ed economica del Paese, che occupa il 114° posto su 180 Stati di questa triste graduatoria.

La voce dei vescovi

Dal Brasile all’Asia

p.6 CimiIl Consiglio Indigenista Missionario, nel Rapporto 2025 sulla violenza contro i popoli indigeni in Brasile, ha presentato diverse sfide: difficoltà nel trasporto scolastico, infrastrutture inadeguate, mancata valorizzazione degli insegnanti indigeni, ma anche ostacoli all’accesso agli interpreti e ad adattare le procedure giudiziarie alle realtà culturali e linguistiche delle popolazioni native. Non c’è solo la denuncia dell’aumento delle violenze contro la persona e il patrimonio (omicidi, conflitti territoriali, estrazione mineraria illegale, disboscamento, occupazione abusiva), ma una violenza più sottile, quasi invisibile, fatta di quotidiana disuguaglianza e indifferenza. Essa investe settori quali l’istruzione, la sanità, la sicurezza, il libero accesso e godimento delle politiche statali, e si traduce, per esempio, in una drammatica crescita dei suicidi e della mortalità infantile.
Foto @G. Cavalli/Cimi

La XII Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (FABC), tenutasi a Jakarta, in Indonesia, ha ribadito l’impegno della Chiesa a camminare insieme in comunione, partecipazione e missione nel contesto della ricca diversità culturale, religiosa e sociale del Continente. Particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento della guida sinodale, alla promozione del dialogo con altre religioni e culture, all’accompagnamento dei giovani, alla cura del Creato, alla promozione della giustizia e della pace, nonché all’accoglienza delle opportunità e delle sfide poste dall’era digitale e dall’intelligenza artificiale. Il Vademecum sulla sinodalità in Asia offre orientamenti pastorali alle Chiese asiatiche, mentre continuano ad approfondire la conversione sinodale e l’impegno missionario negli anni a venire (p. John Mi Shen).

Una storia speciale

Traguardo raggiunto!

p.6 AltraDifesaPossibile celebrazione 50mila firmeCe l’abbiamo fatta. La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha raggiunto l’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Un traguardo arrivato grazie a una mobilitazione corale e ad una straordinaria accelerazione negli ultimi giorni di raccolta. Si tratta di un risultato cruciale, fondamentale e storico: per la prima volta una proposta concreta e organica per costruire una difesa alternativa a quella armata (fondata su prevenzione dei conflitti, mediazione, diplomazia dal basso e cooperazione) potrà arrivare all’esame del Parlamento, per dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione. Un lavoro paziente e capillare portato avanti da centinaia di attivisti e organizzazioni, spesso in maniera invisibile, ha preparato il terreno: le sottoscrizioni raccolte in poco tempo sono il frutto di mesi di impegno diffuso e ostinato. A tutte e a tutti va la più profonda gratitudine delle organizzazioni promotrici.



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