Una grande festa di popolo Il fascino del Natale
Padre Faustino, saveriano originario di Talmassons (UD), è missionario in Congo. Dal 2000 lavora a Kitutu, una vasta parrocchia che si estende nella foresta dell’Urega, nella diocesi di Uvira.
Nel periodo di Avvento e Natale, i missionari visitano tutte le comunità cristiane sparse nel territorio della parrocchia. Un mese prima, i responsabili delle comunità di base ricevono il programma della visita e iniziano i preparativi.
Le comunità si preparano
I responsabili, infatti, preparano le famiglie che desiderano il battesimo dei bambini, incoraggiano i cristiani a riconciliarsi tra loro per costruire una vera pace e per essere pronti a ricevere il perdono all’arrivo del missionario.
Inoltre, visitano gli ammalati e le persone in difficoltà, organizzano il lavoro di pulizia della chiesa, curano le liturgie, invitano cantori, chierichetti, danzatrici e lettori a prepararsi per manifestare nel migliore dei modi l’evento del Natale.
C’è anche chi partecipa senza apparire: sono le mamme che preparano la cucina per il missionario e provvedono a riempire i secchi d’acqua, che spesso devono portare da lontano...
Tutto questo lavoro che precede la visita del missionario alla comunità cristiana, rivela il senso di partecipazione di ciascuno per il bene di tutti. Gesù ci ha salvati comprandoci a caro prezzo. E ognuno manifesta la propria riconoscenza facendo qualcosa di importante.
L’arrivo del missionario
Finalmente il missionario arriva. “Eccolo! Ecco il padre! Sta arrivando! Ve lo portiamo!” ...sono i ritornelli che i xaveri – i bambini di un movimento locale di azione cattolica - cantano, accorrendo e danzando verso il padre con la loro bandiera. Ti aiutano a portare i bagagli, anche l’ombrello: “Nikusaidie, padri. Ti aiuto, padre!”. Sono fieri di rendersi utili già a quell’età, per il bene della chiesa.
Quando iniziano le celebrazioni, i bambini sono seduti davanti all’altare sul pavimento o sulle stuoie. Osservano con curiosità, gioia e rispetto il presepio preparato dai chierichetti. Tutto attorno ci sono segni di festa; sull’altare ci sono i fiori e anche due grandi foglie di palma intrecciate come una ghirlanda.
Sembra proprio di celebrare la Messa in una grotta, non al freddo e al gelo, ma al caldo africano.
Qualcosa di nuovo
In queste occasioni, la gente ci tiene a indossare un vestito nuovo e dignitoso. Le ragazze si preparano alla festa con nuove e ricercate acconciature di capelli. Alla vigilia, avvolgono il capo con il velo; così il giorno della festa hanno la soddisfazione di scoprire la novità!
A Natale, dopo la Messa, le donne cantano in cerchio attorno a un tamburo e danzano le melodie tipiche del bilengi, la festa che si organizza nei giorni della nascita di un bambino. I giovani si fanno scattare qualche fotografia davanti alla chiesa o vicino al presepio, magari prendendo per mano la statua di Gesù Bambino.
Da questa gente ho imparato che si costruisce la pace nella comunità di villaggio se si è disposti a scoprire negli altri sempre qualcosa di nuovo.
La torta dei missionari
Per noi saveriani, in comunità ci aspetta la torta di Natale preparata dal cuoco. Ma di solito la vera festa è quando siamo tutti presenti, anche quelli che sono andati nelle comunità più lontane.
Solo allora la crostata ha più sapore. È la gioia del ritrovo. Poi arriva il momento della chiacchierata nella baraza, uno spazio adiacente alla casa, su sedie più o meno comode, per riposarci al fresco. Ci raccontiamo tutto nei dettagli, tanto non c’è fretta: non ci sono altri appuntamenti per oggi.
È sera; nessuno ci cerca più. La nostra finestra aperta sul mondo è il giornale-radio delle 19.00 e la visione del cielo stellato fino alle 20.00, quando, dopo un contatto radio con i confratelli delle altre comunità del Congo, ci diamo la buona notte.








