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Da circa tre anni, i saveriani sono presenti anche in Thailandia, nazione prevalentemente buddhista. Attualmente, vi lavorano cinque missionari. P. Alessandro (Alex) Brai ha trascorso due anni della sua formazione missionaria nella comunità di Desio. Alla vigilia della partenza per la Thailandia, dopo il corso sui social media a Tavernerio, l’abbiamo intervistato.

In cosa sono impegnati i saveriani?

Intanto, siamo tutti abbastanza presi dalla conoscenza della cultura e della lingua. Alcuni hanno finito lo studio della lingua di base, ma è un percorso che richiede molti anni... Nello stesso tempo, siamo presenti nei villaggi del nord, vicino a tanti profughi, e ci prepariamo ad aprire una nuova “sede” nella capitale. Non vogliamo grandi strutture per essere agili nel nostro lavoro di evangelizzazione. In Thailandia, il 96% è buddhista e meno dell’1% è cristiano. Vorremmo essere missionari di primo annuncio.

E cosa fate, in particolare?

I saveriani al nord gestiscono anche una piccola parrocchia, composta da una settantina di famiglie cattoliche. Ma il grande lavoro è visitare i villaggi dove non c’è nessuna presenza cristiana, privilegiando gli ammalati e i poveri. Cerchiamo anche di organizzare alcune attività con i bambini.

Uno di noi, inoltre, ha il permesso di poter entrare nel campo profughi vicino a dove viviamo. Qui celebra di tanto in tanto l’Eucaristia per i pochi cristiani, ma soprattutto ha la possibilità di visitare la gente.

Tu dove sei?

Insieme a p. Tardelly, mi trovo nella capitale Bangkok. Visitiamo i ragazzi delle scuole per parlare della nostra fede e quelli dei quartieri poveri, i cosiddetti slum. In questo momento, stiamo seguendo i giovani lavoratori delle fabbriche, alcuni dei quali anche cattolici, che vivono in condizioni difficili. Lasciano il loro paese d’origine per venire a lavorare nella capitale.

Come vi trovate con la chiesa locale?

Siamo stati accolti molto bene dai vescovi nelle due rispettive diocesi nelle quali ci troviamo. Anzi, uno di loro ci ha proprio rivolto l’invito ad andare nella sua diocesi perché lì i sacerdoti sono pochi. I vescovi ci hanno aiutato nel primo periodo di inserimento e ci vengono incontro nelle varie necessità.

E con i laici?

Sono molto accoglienti e si fanno avanti per ogni bisogno. I laici cattolici sono legati alle poche parrocchie presenti nella capitale e si sentono responsabili anche nei nostri confronti per aiutarci a inserirci nella cultura del paese, ma anche nella vita di tutti i giorni.

C’è un episodio che ti ha colpito?

Uno dei tanti è quello delle visite di Gesù Bambino prima di Natale. C’è l’usanza (che probabilmente viene dalla Francia) di andare a visitare tutte le famiglie con la statua di Gesù Bambino dal 1° dicembre fino a Natale. Per noi è stata l’occasione di conoscere la vita della gente più da vicino.

Ciò che mi ha colpito è che anche alcune famiglie buddhiste hanno chiesto di accogliere Gesù Bambino, perché nella loro cultura non esiste un Dio che si fa uomo.

Un altro episodio è quello di un giovane buddhista che da alcuni anni frequenta la Messa e che rimane ammirato dal mistero celebrato. Però, ancora non si sente pronto per diventare cattolico e aspetta il momento opportuno per iniziare il cammino di catecumenato. Spesso, noi diamo per scontati certi aspetti della nostra fede e della celebrazione Eucaristica. Lui, non avendo il nostro background, coglie la profondità del mistero della Messa e dell’incarnazione a volte più di noi e con sfumature diverse.

Quali ricordi hai di Desio?

Certamente sono ricordi dolci. Ho fatto due anni dal 1996 al 1998. Dopo la maturità classica sono venuto direttamente qui. Sono stati anni molto belli perché c’era anche molto movimento e coinvolgimento nelle parrocchie. Anche l’animazione missionaria giovanile era composta da un bel gruppo di ragazzi provenienti da varie parti. Infatti, tutte le volte che vengo sono contento perché posso passare a trovare qualcuno e andare in più di una parrocchia.

Vi ha raggiunto padre Alessio!

Finalmente, ora ci ha raggiunto un brianzolo puro sangue, p. Alessio Crippa. Ordinato sacerdote ai primi di settembre, verso la fine di ottobre è partito e fa parte della nostra comunità di Bangkok. Sta bene ed è contentissimo. Si è messo subito a studiare la lingua e da un mese sta imparando a scrivere (cosa non molto facile). Quando ha un momento libero mi accompagna nelle varie visite e così si inserisce sempre di più nella cultura e nel mondo della nuova missione della Thailandia.



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