Una curiosità tira l’altra, Lavoro culturale dei missionari sardi
Guardando un programma televisivo sul volume di p. Luigi Soletta "Il sole a mezzanotte", ho scoperto che l'autore era un missionario sardo. Il libro indica una via verso la luce, una discesa nel proprio cuore, per raggiungere l'illuminazione dopo un lungo cammino di ascesi e meditazione.
I samurai di padre Soletta
Padre Soletta, per quarant'anni missionario del Pime in Giappone, ha tradotto "Il codice segreto dei samurai". Il codice può essere considerato un insieme di regole morali e religiose dei samurai: fedeltà al sovrano fino alla morte e responsabilità nel proprio lavoro. Il codice ci presenta il samurai come un monaco che vive la spiritualità compiendo un cammino di distacco da se stesso, per raggiungere la vetta del sapere e la ricerca della gioia. Il codice dei samurai è diventato una regola di vita anche nell'attuale società giapponese.
Dopo la trasmissione televisiva, ho voluto approfondire il lavoro culturale dei missionari sardi, traduttori di lingue e culture straniere e alfabetizzatori di popoli di cui hanno salvato la tradizione orale attraverso la scrittura.
La difesa delle lingue indio
Tra i missionari sardi che hanno contribuito con il loro lavoro culturale alla missione universale della chiesa, si distinguono il gesuita Maccioni e il saveriano Melis. Questi missionari hanno fatto un doppio lavoro di traduzione del vangelo: dall'italiano alle lingue locali e, viceversa, per farci conoscere le culture dei popoli dove hanno vissuto.
Il gesuita Antonio Maccioni, nato a Iglesias nel 1672, fu inviato in Paraguay dove i gesuiti lavoravano tra le popolazioni indigene per svolgere la missione di evangelizzazione. Agli inizi del XVIII secolo si spostò nella vasta regione del Chaco, al nord dell'attuale Argentina, dove si trovavano cinque popolazioni indigene. Il lavoro di alfabetizzazione comportava la formazione di codici linguistici indigeni e contribuiva alla difesa e all'uso della lingua indio nel lavoro di evangelizzazione.
Di questa operazione linguistica è rimasto il lavoro di p. Maccioni, pubblicato nei testi di una grammatica, di un vocabolario e di un catechismo scritto in due versioni, una estesa e l'altra semplificata. Il testo, pubblicato per la prima volta a Madrid nel 1732 e stampato una seconda volta a Buenos Aires nel 1877, è l'unico che prova la presenza di una lingua india, scomparsa probabilmente alla fine del Settecento.
Missionario e uomo di cultura
Venendo ai nostri giorni, il saveriano Tonino Melis ha svolto un lavoro di inculturazione in Ciad dall'inizio degli anni '80. Ha imparato e studiato le lingue locali e ha fatto ricerche specifiche sulla cultura orale della tribù dei masa, popolo di allevatori. Visitando i villaggi, ha compiuto una ricerca sulle tradizioni orali della savana e ha raccolto i miti della tribù masa. Ha registrato le memorie degli anziani, tramandate oralmente da generazioni, con proverbi, preghiere, favole e indovinelli. Ha lavorato alla stesura di un dizionario francese-masa per salvarne la lingua e la tradizione. Ha anche curato la traduzione del vangelo nella lingua dei masa.
È bella quest'immagine dei missionari come "persone di cultura", che svolgono un grande lavoro di alfabetizzazione e traduzione. La maggioranza dei testi di lingua, antropologia ed etnografia sulle culture dell'Africa nera nel secolo scorso è stata fatta da missionari. Condividendo a lungo la vita delle popolazioni locali, possono fare ricerche linguistiche e culturali per le raccolte di proverbi, racconti della tradizione orale o scritta, per cercare di conoscere i segreti di gruppi etnici prima che scompaiano, inghiottiti dalla globalizzazione.
- Presso la "Liberia dei popoli" di Brescia si possono trovare diversi libri di favole dei tre continenti, testimonianza del lavoro culturale dei nostri missionari.








