Un unico popolo in preghiera
Quest’anno abbiamo scelto di vivere la veglia missionaria andando incontro ai poveri, uscendo dalle grandi chiese per varcare, non solo con il pensiero, le soglie di una “chiesa povera”. Luogo di appuntamento era la chiesetta di legno, alla periferia di Ancona, dove celebrano i cristiani peruviani e boliviani.
La chiesetta di Valemiano
Invitare tutta la chiesa Anconetana a raccogliersi in preghiera in questo luogo semplice è stato il segno visibile di un desiderio di accogliere l’invito di papa Francesco a uscire e a stare insieme ai poveri. Così, venerdì 29 ottobre, ci siamo raccolti nella chiesetta di Valemiano per concludere l’ottobre missionario, un mese che ci ha visti impegnati in diversi incontri di sensibilizzazione missionaria.
Ha presieduto la veglia il vescovo di Loreto, mons. Tonucci che, con grande cuore e semplicità, ha edificato il popolo di Dio raccolto in preghiera. “Siamo arrivati da mille strade diverse, con mille modi diversi; ora siamo un unico corpo, perché il Signore ha voluto così”. Queste sarebbero state le parole adatte per esprimere ciò che trapelava dai volti dei numerosi peruviani, boliviani, italiani, africani che con gioia ci eravamo radunati per iniziare la veglia. I canti erano in italiano, portoghese e spagnolo, per testimoniare che eravamo un unico popolo in preghiera.
Accolto dalla chiesa di Ancona
In discontinuità con gli anni passati, quest’anno abbiamo vissuto il rito di mandato e accoglienza. La chiesa di Ancona ha pregato per me, mi ha dato il mandato e mi ha accolto come giovane missionario africano, da poco arrivato in questa chiesa nella comunità saveriana in via del Castellano 40.
Una volta era la chiesa locale a mandare i missionari nel mondo.
Oggi con stupore, abbiamo accolto come dono e segno dei tempi il fatto che i figli crescono e ora sono le chiese giovani - nel mio caso quella congolese - a mandare missionari nella chiesa europea, per testimoniare la vita cristiana e vivere con noi il cammino della sequela di Cristo.
Mi è stato chiesto di fare una piccola testimonianza e, pregando per me, il vescovo mi ha accolto a nome della chiesa Anconetana. Sempre in occasione dell’ottobre missionario, mi hanno fatto un’intervista nella quale ho raccontato cosa significa per me essere missionario nelle Marche.
I simboli del povero e la tenda
Un ultimo segno importante che ci ha accompagnati in questa veglia sono stati i simboli del povero, portati all’altare all’inizio della veglia: un gommone di salvataggio, un bastone per anziani e persone con disabilità, una coperta, un panino e una bottiglietta d’acqua per l’indigente, e la lettera di licenziamento dal lavoro.
Questi simboli ci hanno ricordato che eravamo là per pregare, per stare dalla parte dei poveri di oggi, coloro che sono lontani, che dobbiamo accogliere nei nostri cuori e anche nelle nostre case. Per questo motivo, alla fine, abbiamo costruito una piccola tenda ai piedi dell’altare: un invito a tutti di accogliere i poveri nelle nostre case, a dare loro un tetto per coprirsi.
Grazie, Signore, per questo tempo di grazia e di conversione che ci offri. Apri i nostri cuori ai fratelli e alle sorelle che incontriamo sul nostro cammino. Attraverso di noi, che crediamo in te e siamo tuoi discepoli, possano sperimentare il tuo stesso amore.







