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In questo tempo di Sinodo, uno dei temi sui quali come Chiesa in generale e come congregazione in particolare possiamo riflettere è quello che papa Francesco chiama “la grazia dell’umorismo”. Umorismo e vita cristiana sono state considerate in genere come realtà parallele, cioè binari senza incrocio.

Forse, tutto questo ha la sua origine nel fatto che il verbo “ridere” nei Vangeli non ha mai come soggetto Gesù. Da lì, il pensiero di alcuni padri della Chiesa che pensavano che “il riso rattrista lo Spirito Santo, non giova all’anima e rovina il corpo”. Addirittura, nell’opera “Il nome della Rosa” il riso viene descritto come una smorfia che deforma il viso e lo rende simile ad una scimmia.

Eppure il riso, la gioia e l’umorismo hanno una lunga tradizione tra i santi e i maestri di spiritualità in numerose tradizioni religiose come componente di una vita sana ed equilibrata. L’umorismo è la capacità di cogliere i lati buffi e contradditori della vita. L’uomo che ha umorismo ama il mondo, malgrado la sua imperfezione, anzi lo ama proprio in essa, come fa Dio. Sa essere grato a Dio, perché vive in questo mondo imperfetto. Tra gli effetti più importanti dell’umorismo cristiano c’è il fatto di demitizzare noi stessi e gli altri. Ci sono momenti in cui siamo tentati di vederci in prospettive eroiche, ci sentiamo padroni del mondo, capaci di sfidare e vincere tutte le debolezze. L’impatto con la realtà della nostra miseria, allora, potrebbe essere drammatico e la valvola di sicurezza è appunto l’umorismo, che non nasconde le nostre debolezze, ma ce le fa vedere con lo sguardo del Signore.

Il gesuita James Martin, qualche anno fa, ha scritto un libro dal titolo “Anche Dio ride” e alla fine della sua riflessione dice: “Non so bene come sarà il paradiso, ciascuno lo vede a modo suo. La mia personale visione contempla gioia infinita, amabile umorismo e grandi risate… Se la nostra vita su questa terra ci dà un assaggio del Cielo, come credo che sia, allora potremmo supporre che questo comprenda risate con familiari e amici, finalmente sgravati di ogni doloroso fardello del nostro fisico, felicità condivisa con i santi in compagnia del nostro Dio che ci ama e ha preparato per noi un posto di gioia eterna. Dio ci aspetta con gioia nella gioia… Perché gioia, umorismo e riso terreni non potrebbero essere un modo di prepararsi a una vita di felicità? Perché non permettersi di godere di un po’ di Cielo in terra? Praticare queste virtù, dunque, non è solo un modo di vivere una vita spirituale più piena ora, ma di orientarsi verso il futuro che ci aspetta… Insomma, sii lieto. Usa il tuo senso dell’umorismo. E ridi con il Dio che, vedendoti sorride, si rallegra della tua stessa esistenza e si compiace di te tutti i giorni della tua vita”.

E chissà che l’incontro con qualche missionario sorridente non possa accendere anche nei giovani la generosità di una risposta piena e totale a quel Cristo che, per primo, ci ha sorpresi con il suo umorismo. Lui è l’eterno che assume la nostra condizione mortale! Buona Pasqua a tutti!



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