Un ricordo di fr. Isaia Vidale: Dai monti della Carnia alla Cina
Quando nel 1953 sono entrato nell’istituto dei missionari saveriani, ho conosciuto subito un missionario diverso dagli altri. Barba grigia, portamento un po’ austero, occhi grandi, un sorriso cordiale e accogliente. Era fratel Isaia, da poco tornato dalla Cina. A fatica riuscivo a capire chi erano i missionari saveriani, perché non li avevo mai incontrati prima.
Ancora meno capivo il significato dell’espressione “fratello missionario”. Con il tempo, tutto mi è diventato più chiaro.
Da pochi giorni, esattamente il 3 giugno, è trascorso il decimo anniversario della morte di fratel Isaia Vidale, conosciuto anche in molti paesi del Friuli. Ricordarlo fa bene e alimenta l’entusiasmo della vocazione missionaria di ogni battezzato.
Conquistato da mons. Conforti
Fratel Isaia era nato il 17 luglio 1903 a Lenzone di Ovaro, un paesino della Carnia in provincia di Udine. Bussa alla casa dei missionari saveriani di Parma a 14 anni. Aveva un sogno grande: diventare sacerdote missionario. Ma la preparazione scolastica ricevuta tra i suoi monti era assai scarsa. Inoltre, una leggera balbuzie gli rendeva un po’ difficoltoso esprimersi bene. Anche per questo, gli viene proposto di rimanere tra i missionari come laico diventando così il primo fratello saveriano. Accetta, ma con poco entusiasmo. È incaricato della raccolta di sacchetti di frumento e di damigiane di vino. Servivano per mantenere gli aspiranti missionari.
Nel 1931, fratel Isaia assiste alla morte del fondatore mons. Guido Conforti. L’aveva conosciuto personalmente e di lui conservava un ricordo incancellabile. Ecco la sua testimonianza: “Il mio primo incontro è stato precisamente il 12 ottobre 1917. La nostalgia della lontananza da casa mia mi ha procurato però la gioia, nello stesso giorno del mio arrivo a Parma, di incontrare con mons. Conforti e ricevere da lui parole di tanto conforto e altrettanto di esempio del suo tratto affabile che mi ha conquistato.
Con il suo sorriso, mi ha posato la mano sulla testa, gioendo in cuor suo perché scopriva in me la sagoma del perfetto montanaro con lo sguardo spaurito. Mi fece tante domande adatte alla mia istruzione ed io gli rispondevo come potevo. Da allora lo vidi spesse volte, passava tante giornate in mezzo a noi, trattenendoci con tanta amorevolezza e carità da guadagnarsi i nostri cuori”.
La balilla sgangherata e il sacchetto di grano
Tornato in Italia dopo l’espulsione dalla Cina, fratel Isaia è destinato alla comunità saveriana di Udine. Qui inizia a girare per tutto il Friuli con una “Balilla” sgangherata, cercando aiuti per sostenere gli “apostolini”, cioè i ragazzi aspiranti missionari. Era famoso il sacchetto che offriva a tutte le famiglie con la scritta “Pane per i missionari”. Serviva per raccogliere il grano. Dopo alcuni anni a Macomer in Sardegna, ritorna ancora a Udine.
Ha sempre avuto una grande devozione per la Madonna. Per sua iniziativa sono sorte le grotte di Lourdes nelle case saveriane di Parma, Capriglio e Macomer. La Madonna sarà andata incontro a questo suo figlio, quando ha spiccato il volo verso il cielo. La malattia lo aveva costretto a trasferirsi a Parma, dove è morto il 3 giugno del 1995.
Padre Amedeo Pelizzo, friulano di Faedis, sintetizza così la vita di fratel Isaia: “Chi giudica le persone dalla grandiosità delle opere realizzate non troverà probabilmente un posto per fr. Vidale. Chi invece sa restare stupito dall’esercizio delle qualità umane, dalle sofferenze patite per un ideale, dalla disponibilità verso gli altri ad ogni costo e ad ogni momento, dall’ansia dell’apostolato, dallo spirito di fede e di preghiera, si rende conto di essersi imbattuto in una persona fuori del comune”.








