Un Papa rock, anzi… tango!
Non c'è che dire! Francesco ha "bucato lo schermo" conquistando tutti. L'emozione della sera del 13 marzo è ancora viva. Appena la fumata bianca si è fatta strada nel cielo di Roma, le campane hanno iniziato a suonare a festa. La chiesa aveva il nuovo papa, o meglio il nuovo vescovo di Roma, come poi abbiamo imparato a chiamarlo.
Il tam tam si è diffuso via internet in pochi minuti: "È bianca, è bianca!". Eppure, per più di un'ora abbiamo dovuto aspettare che la tenda della loggia dei papi si aprisse, per scoprire chi era l'eletto. Dopo l'annuncio del cardinal Tauran, una piazza San Pietro in visibilio e rumorosa si è ammutolita all'ascolto del nome, non molto previsto...
Chi, se non gli argentini e qualche addetto ai lavori, conosceva davvero il cardinale di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio?
In termini sportivi, possiamo definirlo la medaglia d'argento dietro a papa Ratzinger nel conclave del 2005. Ma dopo il primo timido approccio, sembrava già di conoscere quest'uomo arrivato "dalla fine del mondo". Con il suo "buonasera" ha rotto il ghiaccio, come se alla porta venisse a suonarci quel signore gentile che abita di fronte e che ha finito lo zucchero.
Quei primi gesti che arrivano dritti al cuore sono stati come un colpo di teatro. E i social network sembrano confermare l'impressione. Vedendo papa Francesco entrare in chiesa come un normale prete, fermarsi fuori a parlare con i fedeli dopo la Messa, usare un abito senza fronzoli e un'auto (quasi) normale, la sua immagine ha incontrato subito le simpatie anche dei critici e degli scontenti...
Ci manca solo la bicicletta, e potremmo rivedere in lui "il don Matteo" della fortunata serie televisiva, con quel Crocifisso di ferro quasi stampato sul petto, più significativo di ogni altro messaggio. "In questi anni di crisi è il Papa che ci voleva", dicono in tanti.
Le sue parole, però, sono ancora più forti del ferro. E ci piace tanto quando abbandona la traccia già scritta sui fogli per parlare a braccio, come gli viene spontaneo, ma mai a caso. Anzi, proprio in quei momenti sembra che i concetti si facciano più pregnanti. Non smetterei di ascoltarlo, perché di lui sento che mi posso fidare.
Rifletto: che gran bisogno c'è di sentirsi rappresentati, di essere confortati! Non basta la fede. Non basta il Papa, chiunque egli sia. Abbiamo bisogno di riconoscere nel successore di Pietro qualcuno che ci capisca, che parli e mangi come noi, che spezzi i privilegi, gli immobilismi, gli intrighi della "casta"!
Già, le parole. Chiare, semplici, indiscutibili: povertà, tenerezza, misericordia, servizio. Sono riferite non solo alla chiesa dei vertici, ai pastori, ma anche a noi che siamo pietre della chiesa. Troppo comodo dire agli altri: "Fate quello che dice il papa, invece di predicar bene e razzolare male"!
E noi? Ci facciamo più misericordiosi, teneri, poveri, a servizio dei più deboli e del vangelo? Ci sentiamo chiamati in causa, oppure aspettiamo il cambiamento solo dagli altri? Noi giovani torniamo ad affidarci ai nostri pastori, oppure pensiamo che ci basta il Papa? E chi di noi è più esperto, metterà a frutto la sua saggezza, trasmettendola, magari prima di farsi da parte?
Celentano definirebbe Francesco un papa rock, anzi tango, vista la provenienza argentina. Ma il tango si balla in due, in perfetta sintonia... Cerchiamo di imparare anche noi i primi passi, per diventare dei bravi tangueros - danzatori della fede!








