Un Natale da… sorvegliato
Per il mio primo Natale (2017), sono stato invitato dal parroco a Bhoborpara, la mia prima missione in Bangladesh. Sono andato volentieri e ho rivisto, dopo tanti anni, molte persone amiche. Ora, la strada fangosa di quel primo viaggio è una bella strada asfaltata con un ponte sul fiume.
Appena arrivato, mi vengono incontro due poliziotti in divisa; mi dicono che hanno saputo del mio arrivo e sono qui per ragioni di sicurezza e per proteggermi, essendo “straniero”. Stringo loro la mano e ringrazio. Per la Messa della Notte Santa, il parroco mi manda ad Anondobas (“La casa della gioia”). È notte quando arriva il mezzo di trasporto: una piattaforma in legno coperta da un tetto ovale di bambù, su tre ruote e un motore diesel.
Siedo in mezzo; a destra e a sinistra ho i due poliziotti. Mi ha fatto piacere averli con me, perché, usciti dal villaggio, era buio pesto su tutto il percorso di 3 km, e non c’era traffico, oltre al nostro … carro. Al ritorno, dopo la mezzanotte, abbiamo parlato del Natale di Gesù e delle comunità cristiane della zona…
Il giorno di Natale, la chiesa era piena zeppa; un’Eucarestia gioiosa, con canti di popolo e danza religiosa. Mi sono intrattenuto volentieri con la gente. Nel pomeriggio, una marea di gente, in maggioranza musulmana, è venuta a visitare la missione e vedere il Presepe. Ho incontrato James, con la solita stampella: ha avuto una gamba tranciata dalla motozappa che usava.
Sono andato con lui e mi sono seduto in cortile a parlare con moglie e figli. Ma sono arrivati i miei “due custodi”, che mi hanno preso sottobraccio e mi hanno portato di peso dentro il recinto della missione, vietandomi di uscire: “Se ti capita qualcosa noi ci andiamo di mezzo. Non ti muovere da qui!”.
Padre Marino Rigon è il saveriano più famoso in Bangladesh. Nei suoi 60 anni di vita missionaria egli ha ottenuto molteplici riconoscimenti e onorificenze, per la sua dedizione alla povera gente, alla diffusione della cultura bengalese con la traduzione e pubblicazione dei testi di Tagore e di altri poeti, all’educazione della gioventù e all’emancipazione della donna.
Il suo contributo alla lotta per la Liberazione (1971), specialmente con la cura dei feriti, gli ha meritato il riconoscimento di “Partigiano della Liberazione” e di “Cittadino” del Bangladesh.
Il suo desiderio di essere sepolto in Bangladesh è stato raccolto dal governo: un anno dopo la sua morte, avvenuta a Vicenza il 20 ottobre 2017, la salma è tornata e deposta nella sua terra, alle soglie della foresta del Bengala, accolta e onorata da un’immensa folla di cittadini riconoscenti: cristiani, hindu, buddhisti e musulmani hanno ricoperto la salma con una collina di fiori.







