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La situazione del Bangladesh dopo 25 anni

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Ho trovato un Paese con tante novità! Lo sviluppo industriale ha preso un ritmo davvero impressionante. Il tessile è ormai la prima fonte di entrate per la nazione, con migliaia di industrie soprattutto a Dhaka e lungo la superstrada Dhaka-Mymensingh, verso il nord. È una fonte di benessere (e di sfruttamento!) per milioni di giovani donne e uomini impiegati, in gran parte provenienti dai villaggi.

Segue l’industria farmaceutica, di alta qualità, per l’uso interno e per l’esportazione (medicine generiche). Grandi ospedali sono sorti un po’ ovunque, garantendo anche buone prestazioni, almeno per i ricchi (non esiste un sistema di previdenza sociale; in materia di sanità i poveri non sono tutelati). Ci sono allevamenti di pollame e conseguente coltivazione di mais in vaste aree rurali. In un Paese altamente popolato e povero (170 milioni di abitanti, su una superficie pari a metà dell’Italia), questo sottrae cibo ai cittadini per provvedere agli animali.
L’industria componentistica ha un buon piazzamento. L’assemblaggio di computer e cellulari, insieme all’attività grafica, dà impiego a centinaia di migliaia di giovani tecnici. Inutile dire che oltre il 50% delle famiglie è dotato di un cellulare.

Anche l’agricoltura ha avviato processi di miglioramento nella coltivazione di verdure e frutta, immesse soprattutto nei mercati locali. Ma forse lo sviluppo maggiore sta avvenendo nella rete stradale e nelle infrastrutture. Sono molte le strade già ultimate; più ancora sono quelle in costruzione, con macchinari adeguati e con la collaborazione di imprese coreane, cinesi… L’Italia è impegnata nella realizzazione della prima metro scoperta, nella capitale. In costruzione è anche il “progetto ambizioso” del ponte sul fiume Gange a due livelli, linea ferroviaria e strada per veicoli, e la grande superstrada che collegherà la capitale con il nord e il sud del Paese.

Ma prima di tutto, è sorprendente la nostra gente: simpatica e ospitale, felice anche se povera. Gli adulti invecchiati come me, i giovani cresciuti e già mamme e papà, tanti bambini che giocano e studiano. Tanti sono bisognosi di aiuto e vengono a confidarci le loro difficoltà pratiche: visite mediche o il tetto di casa; la tassa di iscrizione o la retta mensile per la scuola o un aiuto per migliorare la condizione economia della famiglia; l’acquisto di una vitella o di due capre o di un fazzoletto di terra per costruirvi una piccola casa, coltivare un campo con riso e ortaggi, allevare galline e anatre, mettere su un piccolo bazar…

Afferma Mons. Romen, vescovo della diocesi di Khulna: “Viviamo in un Paese in via di sviluppo e la nostra gente è molto povera. Molti cristiani provengono dai Rishi, considerati ‘intoccabili’ dalla società hindu e musulmana. Molte famiglie non possono disporre più di un pasto al giorno, non possono pagare le tasse scolastiche per i figli. I nostri missionari giocano un ruolo molto importante nella loro crescita spirituale, economica e sociale”.

Si tratta di aiuti occasionali o anche regolari, nei casi di malattie croniche o di frequenza scolastica. Tante famiglie povere riescono a provvedere ai propri bisogni, ma affrontare una malattia è una spesa extra, insostenibile. Per loro è anche difficile pagare i costi dell’educazione scolastica, ma crediamo che senza educazione tanti giovani non avranno futuro!

Con fiducia in Dio, cercheremo ognuno di vivere la missione giorno dopo giorno, per quel poco che possiamo e grazie alla solidarietà di tante persone generose che ci accompagnano con la preghiera e ci sostengono nelle piccole opere di misericordia a beneficio dei poveri, che Dio ama. Finché Egli vorrà.



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