Un mondo da evangelizzare
Una lettera per vivere altri cent'anni
Fa piacere a tutti ricevere lettere. Anche se oggi usiamo più il telefono e la rete elettronica, una lettera fa sempre un altro effetto. Poco tempo fa, tutti noi saveriani abbiamo ricevuto una lettera, un po' più lunga delle lettere che normalmente scriviamo e riceviamo. Sono 17 pagine stampate; ha anche un titolo un po' strano: “Il Signore non poteva essere più buono con noi”. La lettera è firmata da cinque persone: p. Rino, p. Luigi, p. Romano, p. Robledo e p. Giancarlo. Sono il superiore generale e i suoi consiglieri. Esprimono gioia e riconoscenza al Signore per quello che la famiglia saveriana, pur con i suoi limiti, ha fatto e continua a fare nel mondo.
Ne riportiamo solo qualche pensiero che può interessare anche a voi.
“Il Signore è stato buono con noi”
Ci sono sempre tanti motivi validi per ringraziare Dio. La nostra famiglia missionaria ha iniziato il secondo secolo di vita. Il primo secolo, terminato con la beatificazione del fondatore Guido Conforti, è stato un secolo esaltante, ricco di opere e di santi: sono nate numerose e fiorenti comunità cristiane; i missionari hanno avuto un certo successo nei progetti di sviluppo; si sono impegnati e sono stati vicini alle popolazioni colpite da grandi calamità.
“Ringraziamo il Signore per la fede e la donazione totale di molti saveriani. Vivendo la fedeltà alla loro vocazione, molti hanno dato e continuano a dare tutto se stessi con gioia, totalità, perseveranza e frutti straordinari. Il nostro carisma continua ad arricchire la chiesa e la famiglia saveriana di esempi di santità quotidiana e straordinaria”.
Esempi e testimonianze
Non si tratta di parole ...vanitose; ma di esempi concreti.
La lettera ne richiama alcuni. Come padre Francesco Bradanini, sofferente di tumore: “In questo tempo di malattia, anch'io sono particolarmente favorito di doni dall'alto, perché mi fa luce su tante cose vissute prima e mi permette di sentire il Signore vivo anche in questa mia apparente passività. Occorre solo essere umili e affidarsi a lui. Mi sento in un tempo molto importante per me, per la chiesa e per il mondo. Sarà un tempo tribolato, ma necessario e bellissimo. Occorre stare al proprio posto e non agitarsi”.
La testimonianza di padre Giuseppe Mauri, morto in incidente stradale in Mozambico: “Vorrei far vedere con la mia vita che solo Dio è importante e dà significato all'esistenza. Sono convinto che, se hai trovato un tesoro, non puoi tenerlo per te stesso, devi condividerlo con gli altri. Se hai incontrato il Cristo, devi portarlo agli altri, devi farlo vedere agli altri perché siano anche loro felici”.
O semplicemente, padre Rinaldo Nava, morto d'infarto in Bangladesh: “Se dici - l'amerò domani -, potrebbe essere troppo tardi”.
Il nuovo secolo di vita
“Il secolo che ci sta davanti sarà in continuità con il passato; ma probabilmente la missione non sarà più verificabile sui numeri dei cristiani, sulle opere di sviluppo né sul successo. Dovremo verificare la missione sulla base della santità e sulla forza di testimonianza al vangelo che la chiesa e la famiglia saveriana sapranno dare”.
I problemi che abbiamo davanti sono grossi, ma ci sono anche grandi possibilità. Del resto, è inutile rimpiangere i tempi. “Questo, e non un altro, è il tempo che ci è dato di vivere. Siamo certi che il Signore è sempre presente nella chiesa e guida le sorti della storia, invitandoci alla speranza e al continuo rinnovamento. Siamo chiamati alla santità, restando fedeli sia alla vocazione ricevuta sia al tempo che viviamo”.
Per essere fedeli
La lettera continua invitando i saveriani a essere fedeli al grande dono che hanno ricevuto da Dio attraverso il beato Conforti: quello di essere autentici missionari e autentici religiosi - come sacerdoti o come laici saveriani - impegnati per tutta la vita nella predicazione del vangelo alle genti lontane. “Un grande ideale sta davanti a noi: un mondo da evangelizzare. Scopo della nostra vita è che il mondo e il vangelo si incontrino. È tanto grande questo compito che ad esso noi dedichiamo tutta la nostra vita, attraverso la consacrazione religiosa e missionaria”.
Il Conforti era profondamente convinto che la vita missionaria, vissuta come comunità religiosa, è “quanto di più perfetto, secondo il vangelo, si possa concepire”.







