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Il tiepido sole d’autunno scaldava l’angolo di piazza Saffi a Forlì, davanti al sagrato di San Mercuriale, domenica 12 ottobre, quando i vari partecipanti all’incontro interreligioso hanno offerto una riflessione religiosa sulla pace. Alcune riflessioni hanno attirato la mia attenzione in modo particolare.

La testimonianza delle tre religioni

Maura De Bernart, ebrea, ha letto un passo del profeta Ezechiele: “Io butterò giù l’arco dalla tua mano sinistra e ti farò cadere le frecce dalla destra…E non lascerò più profanare il mio nome santo; e le nazioni conosceranno che io sono il Santo in Israele” (cfr 39,1-7).

Ha poi citato il poeta Bialik, “Sia maledetto colui che invoca vendetta”.

Don Sergio Sala, intervenendo anche a nome del vescovo, ha recitato la prima parte del Magnificat, il canto pieno di speranza di Maria, donna ebrea e madre di Gesù, di cui parla anche il Corano (sura XIX Maryam).

L’imam Said di Forlì ha affermato che l’islam è religione di pace, garantisce i diritti di libertà a tutti e rispetta le altre religioni pacifiche. Dispiace sentire le tristi notizie da Siria e Iraq, dove la pace dell’islam non viene applicata.

Per costruire la pace

Il laico Massimo Tesei di “Forlì città aperta” ha ricordato che tutti abbiamo lo stesso destino, minacciato da fanatismi religiosi che opprimono gli inermi, ma anche favorito da scelte di speranza. Il Nobel per la pace all’adolescente pakistana Malala, che ha dovuto soffrire per l’attacco dei fondamentalisti, ci ricorda il diritto dei bambini all’istruzione, che garantisce un futuro migliore.

L’assessore Mosconi ha auspicato un futuro di pace in un mondo travagliato da centinaia di conflitti dovuti a povertà, ignoranza, ingiustizie, fondamentalismi. 



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