Un incontro di pace
C’è un amico di “Missionari Saveriani” che è un attento lettore di vari quotidiani tra cui “Avvenire”. Ogni tanto scrive per la rubrica delle Lettere al direttore (A voi la parola) per esprimere un pensiero, per ricordare qualcosa di vissuto in prima persona, ma che può essere utile anche a tutti noi. Qui di seguito trovate il suo ultimo intervento… Lo prendiamo come auspicio perché la fragile tregua nella striscia di Gaza possa diventare una solida realtà. Certo è che, forse, bisognerebbe ritrovare lo spessore umano e culturale di alcuni personaggi che la Pace l’hanno voluta davvero nonostante la diversità di opinioni. Dedichiamo alla PACE un paginone all’anno, ma non ci stancheremo mai di parlarne in ogni numero per far conoscere l’assurdità delle guerre che affliggono il nostro mondo, le conseguenze catastrofiche sulle popolazioni e le possibili alternative esistenti. Molti si chiederanno cosa possiamo fare. Forse, dovremmo iniziare da alcuni piccoli segni. Il primo può essere informarci, non dare nulla per scontato, senza accontentarci di un controllo sul cellulare, perché rischiamo di perderci. Recuperiamo un po’ di qualità nella ricerca. E poi proviamo a disarmare le parole e i discorsi, perché ci pensano i potenti della terra, spesso, a gettare benzina sul fuoco. Non riteniamo sia ciò di cui abbiamo bisogno. Sono confortanti, invece, le piccole storie come quella dell’amico Gaetano che ci dimostrano l’importanza di raccontare un’altra realtà a cui, siamo sicuri, apparteniamo più di quanto ipotizziamo.
Gentile direttore, leggendo l’editoriale di padre Ibrahim Faltas (24 dicembre 2024, “Alla ricerca della pace”, ndr), mi è tornato alla mente un importante incontro durante un mio viaggio, quando mi occupavo di relazioni inter-accademiche. Ero in Israele, presso la Knesset, e incontrammo un gruppo di persone tra le quali c’era Shimon Peres. Erano gli anni di una certa distensione, che avrebbero potuto essere un preludio di pace. Chiesi alla mia accompagnatrice, persona molto nota allora, con una storia, da giovane, di deportazione nel campo di Bergen Belsen, se fosse possibile salutare Peres. Lei mi guardò e poi si avvicinò ad una persona del gruppo, che sicuramente la riconobbe. Strinsi la mano allo statista israeliano ed è un ricordo indelebile. In seguito, la mia accompagnatrice sarebbe venuta diverse volte a Desenzano, dove risiedo. Il ricordo di quell’incontro rimane e mi porta al messaggio “Pax hominibus bonae voluntatis”, mentre gli uomini oggi sembrano esser tornati… alla clava!
Gaetano Paolo Agnini, Desenzano del Garda (BS)








