Un continuo ricominciare
Ripercorrere cinquant’anni di vita sacerdotale missionaria è per me una gioia e, allo stesso tempo, un grande motivo per ringraziare Dio che mi ha riempito delle sue grazie.
Sono entrato tra i saveriani nel 1948 nella casa di Tortolì e qualche anno più tardi ci siamo trasferiti a Macomer. La guerra era finita da poco e naturalmente anche noi “apostolini” ne subivamo le conseguenze.
Giorni di grazia e di gioia
Un po’ difficile è stato il salto in continente: dalla Sardegna a Zelarino, vicino a Venezia. L’ambiente, il clima e le differenze di vedute hanno messo a dura prova il mio carattere e la mia vocazione. Tuttavia la comprensione e l’affetto degli educatori hanno messo nel mio animo una nuova forza e un più grande entusiasmo nella vocazione missionaria.
Gli studi del liceo e della teologia hanno rafforzato in me il desiderio di essere missionario. Sono stato ordinato sacerdote il 13 ottobre 1963: giorni di grazia e di gioia. Subito dopo, sono stato inviato come insegnante agli studenti saveriani del liceo a Zelarino, avendo nel frattempo conseguito il dottorato in pedagogia all'università di Padova.
Gli anni più belli in Burundi
Dopo alcuni anni, i superiori mi davano finalmente il “via libera” per la missione: il Burundi. Qui ho trascorso gli anni più belli della mia vita. Anche se le difficoltà e le privazioni non mancavano, mi sentivo felice e pienamente realizzato. Purtroppo, per le note vicende politiche, sono stato espulso assieme ad altri 500 missionari, tra sacerdoti, suore e laici. Ma anche l'espulsione è stata per me un'esperienza che ha rinnovato e rafforzato il mio rapporto con Gesù.
Dopo queste vicende, ho continuato nel mio lavoro di educatore e di insegnante.
Ma sento che il mio vero lavoro è soprattutto quello di far conoscere a tutti che il Signore ci vuole bene.
La vita con atti d’amore
Ora, mentre mi trovo a lavorare ancora a Zelarino (Mestre), sento che posso vivere la mia vocazione missionaria alla maniera di santa Teresa del Bambino Gesù, diventata patrona delle missioni perché ha saputo cambiare le azioni della sua vita in atti di amore.
Per capire che Dio amava e voleva proprio me, ho passato vari momenti di difficoltà e ripensamenti, ma sempre il Signore mi è stato vicino con il suo aiuto. Essere consacrati a Dio significa per me essere uomo tra gli uomini, ma con uno sguardo particolarmente pieno di amore e di comprensione verso gli altri.
I miei cinquant’anni di sacerdozio sono stati un continuo ricominciare ad amare e a lasciarmi amare.
La preghiera e la vita di comunità rinforzano continuamente questa sicurezza e ci spingono a desiderare che altri facciano la stessa esperienza di gioia.







