Un cittadino del mondo, Ricordando Alessandro Barbato
Nel febbraio scorso, all'età di 90 anni, ci ha lasciato nonno Alessandro Barbato, una di quelle persone che non dimentichi facilmente, come lui non dimentica te. Abitava a Zelarino dal 1956, a 200 metri dalla casa dei saveriani. Vi si era stabilito di ritorno dall'Argentina con la moglie Angela Maria Sartor, conosciuta come nonna Lina, e i figli Anna Maria e Luis Carlos.
Generosità e tenerezza
La sua casa era aperta a tutti. Essendo vicina a un panificio, a chi andava a fare la spesa consentiva di entrare dal retro, scambiare un saluto con la sposa Lina, brava nel raccontare i fatti della giornata e della vita, bere un caffè e uscire dalla porta principale. "Non eravamo soli neppure per la colazione", si lamenta la figlia, che però riconosce di aver preso molto dai genitori.
Alessandro era un falegname che aveva tante storie da raccontare: dal periodo militare in Italia (1939-'40) alla spedizione in Africa, dalla prigionia negli Stati Uniti (1942-'47) al rientro a casa attraverso Inghilterra e Francia; poi l'incontro e il matrimonio con Lina (1948) e il periodo di lavoro in Argentina (1949-56).
Ho notato la sua attenzione verso gli altri. Partecipava alle nostre feste e mi avvisava della mancanza di qualcuno importante: "Ti sei dimenticato di invitarli? Combino io per loro". Gli piaceva parlare inglese o spagnolo e imparare frasi in altre lingue. Ciò che mi ha colpito di più è stata la sua tenerezza verso la moglie, che per lui era "la mamma", sofferente di malattia senile. Fino a due anni fa la portava alle feste e la faceva sedere accanto a sé. E tutto si svolgeva come nei tempi migliori.
Un regalo tanto grande
Nel suo parlare e agire egli trasmetteva in maniera semplice i valori del vangelo in cui credeva profondamente e che ogni domenica alimentava andando a Messa. Per oltre vent'anni aveva fornito anche il vino per la celebrazione.
L'anno scorso in febbraio nonna Lina lo ha preceduto in paradiso e nonno Sandro l'ha seguita a breve. La preghiera della figlia Anna Maria al suo funerale ne descrive bene la figura e l'insegnamento:
"Signore, aiutami a essere generosa e disponibile verso quanti mi circondano; aiutami a essere positiva e curiosa, come lo è stato mio papà. Dammi la stessa grinta e vivacità nell'affrontare le situazioni della vita e donami la capacità di accogliere gli altri, come papà faceva di continuo, interessandosi a tutti e mantenendo fino all'ultimo la voglia di fare amicizia e di imparare cose nuove. Ti ringrazio di avermi fatto un regalo tanto grande e di avermi dato l'opportunità di essergli stata ancora più vicina negli ultimi giorni. Ho capito che dare, ripaga".








