Un atto di coerenza
La lunghissima permanenza in Italia dovuta in gran parte, dopo i controlli sanitari, al lungo periodo di attesa per ottenere il rinnovo del mio passaporto, è stata una prova sfibrante e imprevista. D’altronde era conveniente farlo in Italia piuttosto che in Congo, dove avrei dovuto effettuare un apposito e costoso viaggio di circa 2.000 chilometri da Bukavu a Kinshasa. Al ritorno sono stato accompagnato dal caro amico Moreno che desidera, dopo l’ultima sua visita di alcuni anni fa, trascorrere alcuni giorni a Bukavu sul lago Kivu assieme a noi e ai nostri bambini. Questo rientro in Congo, alla mia età, e soprattutto con la pesante disabilità uditiva ormai acquisita, lo sento come un atto di coerenza con l’impegno che mi lega alle opere sociali intraprese a favore dei bambini malnutriti e ai bambini assistiti nella nostra Casa-Famiglia Tupendane. Il vivo desiderio dei miei collaboratori congolesi ad avermi con loro, anche solo come sostegno morale, è stato per me un forte incentivo a tornare. La situazione della nostra Regione del Kivu è ancora molto instabile e precaria perché, in particolare al Nord, continuano a divampare violenti scontri armati da parte del principale Gruppo ribelle l’M23 e di altri gruppi armati che seminano morti e distruzioni tra le popolazioni civili, facendo aumentare sempre più il numero degli sfollati: più di 2 milioni! Tutti ci chiediamo con inquietudine quanto durerà ancora questa drammatica situazione di sofferenza.
Il ritorno in Congo lo sento anche come una grande sfida che cerco di affrontare confidando nell’aiuto del Signore. È per questo che chiedo anche a voi di sostenermi con la vostra preghiera di cui avrò molto bisogno. E anch’io, assieme a tutti i nostri bambini e a tutti i miei collaboratori che li assistono, non mancheremo mai di pregare per voi.







