Campagna: “Ferma il riarmo!”
L’umanità è ad un bivio: continuare ad aumentare le spese militari oppure investire nella cooperazione e nella solidarietà, promuovendo le politiche indicate dal diritto internazionale per costruire la pace e la sicurezza comune. Le decisioni sui bilanci determineranno la traiettoria delle molteplici crisi in cui siamo immersi. Disgraziatamente, in questo momento i governi, in Europa e nel mondo, stanno scegliendo di aumentare le spese militari col pericolo di una guerra globale. La strada da seguire è un’altra. La Campagna “Ferma il riarmo”, promossa da Fondazione PerugiAssisi, Greenpeace Italia, Rete italiana pace disarmo e Sbilanciamoci!, chiede al governo italiano, all’UE e a tutti gli Stati di ridurre i bilanci militari. Raggiungere il 2% del Prodotto interno lordo in spesa militare è un feticcio utile solo a far crescere i guadagni del comparto militare-industriale: non a caso prevede che un quarto dei fondi sia usato per acquistare nuovi armamenti. Ma l’aumento di risorse per le aziende militari non porterà ad una difesa comune europea - che è una scelta politica - e nemmeno a maggiore sicurezza: il raddoppio della spesa militare globale dall’inizio del Millennio è coinciso con un drastico aumento delle guerre e delle vittime civili.
Con una prospettiva opposta “Ferma il riarmo” - insieme a tutte le campagne globali di cui è parte - propone iniziative fattibili per il disarmo e la riduzione degli armamenti. Utilizzare una parte dei risparmi delle spese militari per dare risposta ai veri bisogni è una priorità. Con questi risparmi potremmo raddoppiare i fondi per la non autosufficienza, garantire l’accoglienza dignitosa e l’integrazione ai migranti, incrementare l’aiuto pubblico allo sviluppo dei Paesi più poveri come da anni viene promesso e mai attuato. Per restituire alla collettività parte dei finanziamenti pubblici dirottati per l’acquisto di armamenti, la Campagna chiede al governo di istituire una tassa sugli extra profitti delle aziende del settore militare: perché nessuno possa beneficiare, anche solo indirettamente, delle stragi di civili. Investire sui diritti delle persone significa investire sulla pace, sulla solidarietà, sulla coesione sociale: sul nostro futuro.







