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Testimoni saveriani in Camerun e Ciad

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Cosa conservi dei tuoi confratelli conosciuti in Camerun, in particolare Giovanni Montesi, Carlo Girola e Bruno Calderaro?

Quando sono arrivato in Ciad nel 1987, tra i primi confratelli che mi hanno accolto c’era p. Carlo Girola. Poi, ho conosciuto i pp. Giovanni e Bruno Montesi, che erano a Yaoundé e Douala. Ho visto in questi tre confratelli persone di fede. È questa che ti spinge a lasciare il tuo paese, come è successo ad Abramo. La frase che noi abbiamo scelto in occasione della morte di p. Giovanni Montesi è stata: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede" (2Tm 4,7). È stata la più bella eredità che ci hanno lasciato.

Oltre a questo ci hanno donato, come eredità, una vita per la missione. Si sono veramente consumati affinché il vangelo fosse conosciuto e amato. Noi abbiamo visto in loro dei veri testimoni. Quando p. Giovanni è morto, mi sono chiesto se fosse utile iniziare un processo di canonizzazione, considerando la sua vita, il suo modo di spendersi fino all'ultimo, le qualità e lo stile della sua presenza. Era veramente un uomo straordinario. È l'immagine di un santo. Ricordo la prima volta che l’ho incontrato dopo che ero stato eletto superiore regionale. Mi ha parlato con tanta fraternità, semplicità, sincerità. È umiltà. Conserviamo questi doni.

 P. Giovanni Montesi ci ha lasciato i gruppi di “Missio giovani”. Che cosa ne pensi?

Sono un'iniziativa molto bella, guidata dallo Spirito. Risponde ai bisogni dei giovani di essere evangelizzati da altri giovani, loro coetanei. Adesso p. Giovanni li accompagna in un altro modo. La sua tomba è stata posta all'entrata della casa, come per dire che lui continua a seguirli.

Che consiglio dai a questi giovani?

Il gruppo Missio esiste per aiutare a vivere un incontro personale con il Signore, attraverso una vita impegnata nel buono, nel bello, nel giusto e nell’eterno. Questo si può fare in un ambiente di fraternità per dare quello che si riceve. Dunque un gruppo radicato nella conoscenza intima del Signore Gesù, nella fraternità evangelica e nella testimonianza missionaria.

La vita cristiana è come alimentare un fuoco. Questi brucia in modo intenso grazie alla legna che è stata messa. Bisogna alimentarlo in continuazione. I giovani sono chiamati a tenere vivo il fuoco. Mantenete quelle poche cose veramente essenziali della vita cristiana: la Parola di Dio, i sacramenti, l'accompagnamento personale e comunitario e, per finire, l’impegno, il servizio, la missione ovunque siete.



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