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Sud/Nord Notizie: Birmania, Congo, Burundi, Ciad, Coree, Nepal, Cina

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Una Solidarietà concreta - Con gli occhi aperti

Birmania: la strada del boicottaggio. È dal 1988 che nell’ex Birmania, denominata Myanmar dai colonnelli, c’è una sostanziale negazione dei diritti umani. Il “fiocco rosso” di solidarietà con i monaci birmani è un’ottima cosa, ma si può fare di più. La Burma Campaign UK, in collegamento con i movimenti che si battono per la democrazia, ha promosso il boicottaggio del turismo nel Paese. Grazie al settore turistico, le cui infrastrutture si sono sviluppate ricorrendo anche al lavoro minorile, il regime ricava 100 milioni di dollari l’anno, metà dei quali finisce in spese militari.

Inoltre, molte imprese italiane hanno rapporti commerciali con la Birmania, nel settore forestale, petrolifero, minerario e in progetti di costruzione. Iniziare a guardare alle scelte di casa propria, è importante per realizzare una solidarietà concreta.

Sul sito internet www.burmacampaign.org.uk si può leggere la lista delle aziende che fanno affari con il regime di Rangoon. Alcune firme prestigiose che trattano gioielli hanno già boicottato i rubini birmani.

  • Congo: affari e problemi. Due protocolli di intesa sono stati firmati a Kinshasa tra il Congo e la Cina. Pechino realizzerà una serie di interventi nell’ambito della sanità, delle infrastrutture e della scuola, mentre il Congo concederà in cambio il diritto di sfruttare le proprie riserve minerarie e i diritti sui pedaggi delle autostrade presto in cantiere. La politica della Cina in Africa sta creando malumori, soprattutto in occidente, sia per le implicazioni politiche ed economiche, sia per la modalità con cui la Cina sta intessendo i suoi rapporti con paesi accusati di gravi violazioni dei diritti umani.

Intanto, nella regione del nord Kivu continuano i combattimenti tra diversi gruppi armati. A farne le spese soprattutto le donne, vittime di ripetute violenze sessuali, che però hanno meno paura di denunciare le violenze (oltre 27mila segnalazioni nel 2006) e non sono rassegnate a subire passivamente. La diocesi di Bukavu offre assistenza medica e psicologica alle donne violentate, aiutandole a superare la vergogna, a reinserirsi nella società e nella famiglia.

A corrente alternata

  • Burundi e Ciad: accordi politici. Un’intesa tra il governo del Burundi e i principali partiti d’opposizione è stata raggiunta per mettere fine alle crisi istituzionali che da alcuni mesi bloccano il Parlamento. Sarà concessa più libertà di riunione ai partiti, verranno professionalizzati polizia ed esercito e saranno integrati i quadri nelle funzioni pubbliche con rappresentanti dei partiti di minoranza e della società civile.

Anche in Ciad il governo e i delegati dell’opposizione in esilio hanno firmato un accordo, ma a caro prezzo! Il patto, infatti, prevede un’amnistia generale per i crimini commessi da esponenti dei tre partiti firmatari, la loro partecipazione alla gestione della cosa pubblica, l’integrazione a posti di lavoro statali di giovani diplomati, l’applicazione delle risoluzioni degli stati generali militari e la possibilità di creare strutture politiche.

  • Coree: incontri di pace. Promuovere la pace e la crescita economica in una penisola divisa da oltre 50 anni: è l’impegno sottoscritto dai presidenti Roh Moohyun (Corea del sud) e Kim Jong-il (Corea del nord).

“A Seul si respira un clima di attesa e di speranza, soprattutto tra i giovani, che più di tutti spingono per una pacifica coesistenza tra i due paesi”, ha detto p. Dennis Callan, missionario verbita da otto anni in Corea del sud. “Per la prima volta sono state discusse questioni fondamentali, come la denuclearizzazione e gli aiuti alla popolazione”.

  • Nepal: un rinvio. Sono state posticipate a data da definire le elezioni dell’Assemblea costituente, inizialmente programmate per il 22 novembre. Il rinvio giunge dopo la decisione dei maoisti di uscire dalla coalizione di governo: gli ex ribelli avevano infatti chiesto che prima ancora delle votazioni il Nepal sia dichiarato repubblica. Intanto, c’è preoccupazione nella chiesa nepalese per il rischio che il Paese ritorni nel caos, riportando la popolazione civile nella paura e nello sgomento.
  • Cina: 10 milioni di aborti. Il giornale governativo ha svelato che in Cina nel 2006 ci sono stati almeno 10 milioni di aborti. Il numero non c’entra con la politica del “figlio unico”; si tratta infatti di aborti effettuati per totale negazione del desiderio di maternità e paternità o per colpevole ignoranza. In una cultura rigidamente patriarcale, manca del tutto l’istruzione a una sessualità matura. Su quasi diecimila donne che hanno abortito, il 36% ha ammesso di aver interrotto la gravidanza in più occasioni. A Shangai sono arrivate 20 mila telefonate, in gran parte di studentesse tra i 15 e i 20 anni rimaste incinta. Anche il governo ha parlato di “emergenza nazionale”.


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