Sud/Nord Notizie: Bambini soldato - Malattie banali
CHE MALE HANNO FATTO I BAMBINI?
Sfruttati e abusati
Bambini soldato: la tragedia si aggrava. Nell'ultimo rapporto su Bambini e conflitti armati, Kofi Annan segnala diciotto contesti e paesi in Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente in cui l’abuso dei bambini soldato è rilevante. Nel 2003 c'è stato un massiccio incremento nell’impiego dei bambini soldato in vari paesi tra cui Costa d’Avorio, Liberia e Congo. È una palese violazione dei diritti umani e dell'infanzia. A fine giornata, i bambini soldato diventano spesso piccoli schiavi, costretti a fare i lavori più duri, a trasformarsi in spie dei gruppi armati, a fornire prestazioni sessuali. Le bambine sono obbligate ad assumere contraccettivi o a sottoporsi a continui aborti. Sono picchiati e drogati; se provano a scappare, vengono mutilati o uccisi.
Una pediatra che si dedica al recupero di questi bambini spiega: “Liberarsi da un’esperienza così traumatica è come dover nascere una seconda volta. Occorre creare di nuovo la capacità di relazioni umane normali e fraterne, recuperare il valore della persona, convincersi che c’è qualcosa per cui vale la pena ricominciare a vivere”.
I governi democratici dovrebbero avere in "lista nera" i paesi e gruppi che abusano i bambini per la violenza, fare pressioni per porre fine a queste atrocità, sorvegliare sul flusso di armi dirette a coloro che si servono dei bambini soldato.
Traffico d’organi. Due suore spagnole, che da trent’anni vivono in Mozambico, hanno denunciato una grave tragedia di traffico d’organi. Hanno le prove fotografiche di cadaveri di bambini privi di organi e le testimonianze di alcune vittime che sono riuscite a fuggire e a salvarsi. Tutto avveniva vicino al loro convento. La loro denuncia è desolante: “Abbiamo consegnato le informazioni in nostro possesso alle autorità locali, ma tutto è finito nel nulla”. Anzi, le suore stesse sono state minacciate.
MALATTIE BANALI
La salute del mondo: Cresce il divario economico tra nord ricco e sud povero; aumenta anche la disparità sul piano della salute. È la denuncia del “Rapporto sulla salute nel mondo 2003”. Una bambina giapponese può sperare di vivere fino a 85 anni; in Sierra Leone la speranza di vita non supera i 36 anni. I poveri, insomma, si ammalano di più, vivono peggio e meno. Secondo il Rapporto dell’Oms, per il 35% dei bambini africani il rischio di morte oggi è più alto di dieci anni fa. Per migliorare la situazione, bisognerebbe costruire sistemi sanitari più adeguati ed efficaci, di facile accesso alla gente. Solo così sarà possibile evitare a milioni di persone una morte prematura e anni di invalidità.
Basterebbe poco. Ogni giorno nel mondo muoiono 30 mila bambini, cioè 10 milioni l’anno. Nel 99 per cento dei casi sono bambini dei paesi poveri. Muoiono per cause “banali” come diarrea, polmonite, morbillo, infezioni neonatali. Eppure è certo che, con strategie mirate e non molto costose, si potrebbero ottenere buoni risultati. Basterebbero pochi euro di medicinali e ognuno di questi bambini affetti da malattie curabili si salverebbe. Dove operano i Medici senza frontiere e altre associazioni di volontariato, ad esempio, i costi sono abbattuti fino a mille volte.
Le case farmaceutiche, però, non hanno interesse a investire su pazienti che non hanno i soldi per pagare i medicinali; allo stesso tempo, le multinazionali che detengono il brevetto dei farmaci non permettono che i Paesi in via di sviluppo li producano a prezzi accessibili.
Appello ai grandi del mondo. Nell'ultimo Forum economico mondiale, riunito a Davos a fine gennaio, il segretario dell’Onu Kofi Annan ha avvertito che la guerra in Iraq e la lotta al terrorismo hanno distratto la comunità internazionale e l’Onu da alcuni doveri essenziali, come la lotta alla povertà e l’azione in favore dello sviluppo. “Le Nazioni unite devono proteggere milioni di uomini e donne dalle minacce della fame e delle malattie micidiali. Il mondo degli affari deve trovare il modo di ridurre il contributo, a volte cosciente e a volte involontario, che le ditte danno nell’alimentare i conflitti, spesso legati a rivalità per il controllo di risorse naturali”.
Iran: orfani per il terremoto. Secondo l’Unicef sono almeno 7.000 i bambini resi orfani dal terremoto che ha raso al suolo le abitazioni della provincia di Bam in Iran. Di questi, 2.000 hanno perso entrambi i genitori. L’Unicef ha organizzato un ufficio per identificare i bambini e cercare i parenti sopravvissuti per riunirli a loro. Allo stesso tempo, operatori specializzati per l'infanzia stanno aiutando i bambini a superare il trauma e lo stato confusionale.








