Sud/Nord Notizie: Armi leggere, Congo Rd, Colombia, Sudan
Tutti coinvolti
Armi leggere: firmata convenzione. È stata firmata da 11 paesi dell'Africa centrale, la ‘Convenzione di Kinshasa' "per prevenire, combattere e sradicare il commercio illecito" di armi leggere, la cui circolazione crea enormi problemi di sicurezza e costituisce un ostacolo allo sviluppo. Definite uno strumento di distruzione di massa nei paesi poveri, e in Africa in particolare, le armi leggere sono oggetto di un movimento internazionale che propone attraverso l'Onu un regolamento, in grado di bloccare il flusso incontrollato di armi dal nord al sud del mondo. Tra i più grandi esportatori di armi leggere c'è l'Italia, che è al secondo posto dietro agli Stati Uniti.
• La denuncia. È stato presentato a Roma dalle associazioni "Nessuno Tocchi Caino" e "Reprieve" il dossier "Commercio letale". Nel mirino c'è lo stabilimento della società statunitense "Hospira" a Liscate (MI), che da gennaio è il principale produttore di Pentotal, farmaco utilizzato nelle iniezioni letali. Dopo che il governo inglese ha bloccato l'esportazione di sodio tiopentale, l'Italia è rimasta la fonte più importante del farmaco utilizzato per le esecuzioni in 35 stati americani: un paradosso evidente per il nostro Paese, in prima fila all'Onu per la moratoria universale della pena di morte.
La storia non insegna
• Congo RD: indifferenza. "Il dramma nell'est del Congo continua, mentre la comunità internazionale vi assiste indifferente, passiva o addirittura complice", afferma l'ultima newsletter di "Rete Pace per il Congo". "Omicidi, stupri, attacchi e saccheggi fanno parte di una lunga lista di crimini perpetrati contro una popolazione inerme e stremata: sono le nefaste conseguenze di un losco traffico d'armi e dello sfruttamento illegale delle risorse minerarie". La comunità internazionale, destinataria delle risorse minerarie, teme lo scontro con le multinazionali, vere detentrici del potere, e tace di fronte alla tragedia congolese. Lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie gode anche di complicità locali, grazie alla diffusa corruzione.
• Colombia: rischio estinzione. Almeno 34 tribù colombiane dell'Amazzonia rischiano l'estinzione per le continue violenze a cui sono sottoposte nelle loro terre. Lo denuncia l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Il rischio di una scomparsa fisica o culturale in alcuni casi è addirittura aumentato. Le tribù nomadi awa e nukak subiscono sistematiche vessazioni e corrono incessanti pericoli di morte.
• Sudan: la situazione. "Il futuro del Sudan" era il titolo di un convegno che si è occupato della complessa situazione del Paese, dove il 9 gennaio è previsto il referendum per l'indipendenza della regione meridionale. I relatori hanno sottolineato che i problemi inizieranno dopo il referendum, qualunque sia il risultato del voto. Infatti, non sono stati ancora stabiliti i confini tra nord e sud e il petrolio sarà oggetto di una trattativa tra Khartoum e il sud Sudan: il 90% delle risorse di questo territorio deriva dal petrolio, ma l'esportazione del greggio avviene attraverso i porti che sono in mano a Khartoum. È necessario dunque che nord e sud abbiano tutto l'interesse a dialogare e a risolvere in modo pacifico le divergenze.
• Compromesso sul clima. Il vertice sul clima che si è tenuto a Cancun ha prodotto un compromesso e sollevato tanti interrogativi. Tutti i paesi saranno impegnati per la prima volta a ridurre le emissioni di gas serra, ma lo sforzo non è vincolato, anzi è lasciato alla "buona volontà" di ciascuna nazione. Inoltre, è stato stanziato un "fondo verde" secondo cui i paesi ricchi dal 2020 devono aiutare quelli poveri nella lotta al cambiamento climatico con 100 miliardi di dollari l'anno (30 nel primo triennio). Ma chi lo finanzierà? Quanto toccherà a ciascun paese? Il documento di Cancun contiene solo un'indicazione generica...
Mettere d'accordo il mondo è sempre più difficile.








