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Su e giù tra le colline del Messico, Tra gli indigeni ''Nahuatl''

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Cari amici, chissà se vi ricordate ancora di me, dato che da quasi tre anni sono "latitante" e faccio molta fatica a scrivere... Con muchisimo gusto adesso, approfittando delle vacanze, vi do qualche informazione per condividere con voi un po' dell'esperienza che sto vivendo.

Da quasi tre anni sono in Messico, dove i saveriani sono presenti da più di 50 anni. Dopo alcuni mesi di studio dello spagnolo a Città del Messico, ho raggiunto la parrocchia di Acoyotla che si trova nel territorio indigeno della Huasteca, nella regione di Hidalgo.

Il giro largo e il giro breve

La maggior parte dei messicani è cattolica, più o meno praticante. L'attività dei saveriani tra gli indigeni di cultura nahuatl, dopo un periodo di prima evangelizzazione con la fondazione della parrocchia, 28 anni fa, oggi si concentra principalmente nel campo della formazione di catechisti, animatori, coordinatori, celebranti. Facciamo in modo che, quando lasceremo la parrocchia alla diocesi, tutte le 16 comunità possano camminare e crescere nella fede con le proprie forze, facendo così fronte alla scarsità di sacerdoti.

Insieme a me c'è il saveriano messicano p. Ángel Morales. Date le forze esigue, possiamo visitare le comunità ogni quindici giorni. Abbiamo diviso la parrocchia in due zone ("giro largo" e "giro breve") a secondo del numero di giorni che richiede la visita. Ogni fine settimana (da giovedì a domenica) visitiamo una zona. In realtà, non è un lavoro tanto facile.

Sono generosi ma timidi...

Una parrocchia richiede impegno su diversi fronti: formazione, pastorale, sacramenti, documenti, carità, attenzione alla salute (abbiamo anche un piccolo ambulatorio). Tutto questo ci porta via molto tempo. Un'altra difficoltà sono le enormi distanze e le strade a volte impraticabili. Ma spesso la Provvidenza ci viene incontro con strumenti adatti: la camionetta, sorella mula, e dove proprio non si può, il cavallo di san Francesco, cioè a piedi.

Inoltre, l'indole e le caratteristiche culturali della popolazione creano qualche problema. Sono persone indigene, che hanno sofferto molto per l'arrivo e la sottomissione ai conquistatori e agli stranieri ("coyotl"). Questo ha creato in loro la tendenza a sentirsi sottomessi e inferiori. Si sentono incapaci o inadeguati a svolgere un servizio di guida davanti a Dio e alla comunità. "No soy digno", è la reazione che si sente spesso. Superare questa ritrosia non è facile, specialmente a causa della timidezza.

Grazie a Dio però, non mancano persone semplici e generose che dedicano tempo e preghiera al servizio delle comunità e dei più bisognosi.

Ogni comunità è più o meno autonoma dal punto di vista religioso, anche se il lavoro da fare è ancora tanto. Comunque, per qualsiasi necessità, la gente non si risparmia una lunga camminata per monti, fiumi e valli, fino alla sede della parrocchia.

I giovani amici italiani

L'estate scorsa un gruppo di giovani di Salerno e una giovane di Macomer, che partecipano alle attività di animazione dei saveriani, hanno condiviso qualche giorno nella nostra missione. Quest'anno in agosto verrà un gruppo di giovani che seguono le attività saveriane in Spagna.

La missione di Acoyotla offre anche questa opportunità: ricevere giovani in cammino per fare un'esperienza di missione. Gli stessi seminaristi della teologia saveriana di Città del Messico e i novizi vengono ogni anno per una settimana ad assaporare l'aria sana e santa di questi luoghi. Infatti, la missione non è solo fare; è soprattutto stare, vedere, condividere. E anche respirare aria nuova e dedicare un po' di tempo in più alla spiritualità e alla preghiera. Lo si può fare anche solo ammirando le stelle o camminando per le amene colline ricche di vita e di colori:

insieme alla gente, la natura è il tesoro più bello di Acoyotla.



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