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''Sono pronto e mi affido a Lui'', Padre Chiarelli

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Partecipiamo al dolore della famiglia Chiarelli, di Martina Franca (Taranto), per la morte di padre Giuseppe, avvenuta a Parma il 12 giugno 2010 all'età di 66 anni, dopo un anno e mezzo di malattia e sofferenza, sopportate con grande serenità.

Scriveremo più diffusamente di lui nel numero prossimo, ma intanto vogliamo ricordare questo santo missionario pugliese che ha speso la sua vita per Cristo in Italia, in Burundi e soprattutto in Brasile. All'inizio dell'Eucaristia di commiato nel santuario "Beato Conforti" di Parma, presenti i fratelli e famigliari Chiarelli e tanti confratelli saveriani, p. Ermanno Ferro ha letto un breve profilo di padre Giuseppe, compilato dai compagni di classe in vista dell'ordinazione sacerdotale (27 settembre 1970). È un anticipo di ciò che p. Giuseppe è stato nella sua vita missionaria.

Missionario serio ed entusiasta

"Dicono che le prime impressioni siano quelle che contano. La prima volta che incontrai Giuseppe quando giunse tra noi, lo trovai un giovane serio, perfino di poche parole, ma entusiasta della sua scelta missionaria. La diocesi gli sembrava troppo angusta per i suoi desideri; pensava che non avrebbe potuto donarsi così totalmente agli altri come in missione.

Originario di Martina Franca, dalla sua gente, da quella terra assolata e asciutta, da quel cielo luminoso e chiaro, sembra aver ereditato la corporatura robusta, la volontà tenace e la semplicità nei modi. Con notevoli doti intellettuali, il nostro Giuseppe pone il suo motto nell'attività. Con disinvoltura passa dai lavori di fatica (vanga, badili, allevamento polli), a quelli di precisione (falegnameria, ciclostile). Se hai un favore da chiedergli, sta' certo che non si fa aspettare e te lo fa con un bel sorriso e... senza suonare le trombe.

Una generosità fattiva che, unita alla sua serietà, lo rende ben accetto a tutti. Sportivo, preferisce l'atletica, le ascensioni in montagna, le lunghe gite a piedi che gli fanno sognare i safari nella savana africana. Serio, generoso, impegnato, Giuseppe è pronto per il lavoro missionario".

Il suo testamento: il Crocifisso e il rosario

Il rito delle esequie è stato presieduto da p. Carlo Pozzobon, superiore dei saveriani in Italia, che ha ricordato alcuni momenti confidenziali degli ultimi mesi di vita del caro confratello.

"Dopo gli accertamenti medici fatti all'ospedale e saputa la diagnosi, padre Giuseppe è venuto subito da me e mi ha detto: «La volontà di Dio si manifesta negli eventi della nostra vita: ho un tumore al fegato - mi disse con serenità - mi resta poco tempo di vita... Sono pronto e mi affido a Lui». Ci siamo lasciati con un grosso nodo alla gola. Pochi minuti dopo è tornato portando un computer comprato pochi giorni prima per portarlo in missione. Mi disse: «Ecco, disponi di questo arnese, fanne dono a un confratello che ne ha bisogno».

Nei giorni seguenti, abbiamo pregato per ottenere il miracolo... Lui non guariva, ma procedeva nella vita quotidiana con serenità e forza, senza disturbare nessuno. Per me, padre Giuseppe aveva già vinto il tumore.

Alla fine della scorsa settimana, padre Giuseppe mi ha mostrato dove stava il suo testamento prezioso, non scritto. Mi ha detto di aprire il cassetto del comodino: «Guarda in fondo, c'è il Crocifisso della professione; quando morirò mettimelo in mano e così pure il rosario». Padre Giuseppe ha voluto che noi confratelli e famigliari avessimo la sua fotografia più espressiva: la sua croce e la sua corona, pregata per essere, come Maria, servitore con umiltà e dolcezza".

La nostra fede ci assicura che p. Giuseppe è ora presso il Signore, nel posto che Egli ha preparato per lui, servo fedele e buono.



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