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LA PAROLA
Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo. Davanti a lui stava un idropico. Rivolgendosi ai dottori della legge e ai farisei, Gesù disse: “È lecito o no curare in giorno di sabato?”. Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse: “Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori in giorno di sabato?”. E non potevano rispondere nulla a queste parole. Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui non venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Disse poi a colui che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti” (Lc 14,1-11).

La prima parte di questo capitolo 14 è tutta dominata da riferimenti al banchetto. Mangiare non serve soltanto ad alimentare il corpo, serve per nutrirsi della convivialità, delle relazioni, senza le quali saremmo condannati all’anoressia affettiva. Nel banchetto si uniscono mirabilmente il cibo e la voce, come accade nell’Eucaristia. In forma ritualizzata partecipiamo anche lì ad un piccolo dialogo, è infatti la parola a consacrare il pane e il vino.

Gesù ha sempre accettato gli inviti a mensa, sebbene non siano mancati commenti sfavorevoli al riguardo. In tutti i banchetti lascia sempre una parola e non di rado un gesto, un miracolo, come accade nel testo odierno. Inoltre quel giorno era sabato. È la terza volta che, nel giro di poco tempo, opera un miracolo durante il riposo sabbatico. Non solo riafferma così che la cura della vita prevale sull’osservanza del comando, come già del resto sosteneva l’ebraismo rabbinico, ma va oltre, ridando al sabato uno dei suoi significati originari: frammento di eternità in cui l’uomo e Dio godono del tripudio della vita e della bellezza da cui essa è segnata. Ogni volta che questo tripudio trionfa sulla sofferenza, sulla bruttezza del male, è la celebrazione del vero sabato.

Il banchetto offre l’occasione a Gesù per osservare che gli invitati scelgono i primi posti. Parrebbe di trovarsi di fronte a norme di buona educazione: “Mettiti in fondo così avrai l’onore di vederti promosso ai primi posti, con rispettivo elogio del padrone di casa; inoltre, eviterai la vergogna di essere umiliato se fai il contrario”.
Non dimentichiamo che Gesù qualifica queste sue parole come parabola. Il richiamo è quindi alla logica del regno di Dio. Ciò che accade in quel banchetto di nozze rispecchia quanto avviene nel banchetto del regno, perciò è così importante. Invitare a tavola i poveri e i nemici non risponde a nessuna regola di galateo.

È invece parabola profondissima e verace di quanto accadrà nel banchetto escatologico: Dio stesso imbandirà la mensa e nessuno di noi sarà in condizione di dargli il contraccambio. Per Lui e per noi la massima festa sarà semplicemente quella di partecipare al banchetto. Tutti i salvati davanti a Dio sono in questo senso poveri, storpi, zoppi e ciechi; nessuno potrà dare in contraccambio altro che se stesso. La gioia del padrone di casa consiste solo nell’avere attorno a sé commensali venuti da tutti gli angoli della terra. Ricevere la ricompensa alla risurrezione dei giusti significa far parte di quella gioia.



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