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In questo tempo di vacanza e relax (per chi può), che dovrebbe essere un diritto per tutti, ci sembra importante dare spazio ad alcune idee sviluppate dal cardinal Zuppi nell’ultima Assemblea generale della Conferenza Episcopale italiana. Il fulcro, intorno al quale si svolgerà l’azione della Chiesa in Italia, è stato definito come “tornare ad annunciare la profezia del Vangelo, per essere discepoli missionari”.

La dimensione missionaria della Chiesa in Italia riprende la sua centralità con quell’annuncio del Vangelo che si fa profezia, cioè visione di Dio sul mondo attuale, assunzione dello stile di Gesù nelle scelte e decisioni da prendere, proclamazione della sua regalità in una realtà che fa di tutto per renderla marginale.
“Viviamo in una Babele segnata da tanta sofferenza - dice il card. Zuppi - dalle ombre di guerre che non si fermano e paralizzano nella paura. Ma come si vive in una condizione come questa? Quanta sofferenza a non saper guardare in alto, unica condizione per vedere lontano, per non restare prigionieri dei labirinti dell’individualismo, dove risuonano voci vuote e mancano una direzione e la speranza. Di fatto, l’onnipotenza dell’individualismo produce solo fragilità e chiusure, rivelando quanto abbiamo bisogno del noi e di quel Tu che è Dio”.

Eppure, “il nostro tempo ordinario è innestato nel tempo di Dio, che è tale perché pieno di quell’amore che rende tutto straordinario” (…) «Solo se noi siamo, io sono», ha detto papa Francesco a Verona. Questa è la regola del pensarsi insieme, perché nessuno esiste senza gli altri”.
Creare ponti, incontrare gente, passare dall’io al noi con più facilità assumendo questo compito come una necessità da curare per ostacolare quella frammentazione che punta a renderci individui isolati e dunque meglio manipolabili e non persone pacifiche, non violente, capaci di relazioni solidali, di uno spirito critico sempre attento a cogliere ciò che è buono, vero, bello.

“Oggi la nostra amata Italia, alla vigilia del Giubileo, ci vuole pellegrini nella speranza e capaci di considerare, con amore, le tante criticità, difficoltà e sofferenze della società”. E noi come cristiani/e “possiamo offrire al mondo la grazia del Risorto, che nel dono dello Spirito diventa segno concreto di comunione! Solo insieme e nella gioia di un noi condiviso e riconoscibile, potremo affrontare le tante sfide di oggi (…) guardando sempre la realtà umana con la compassione di Gesù (…) superando disillusioni, vittimismo, paura e ignoranza (…). Pensiamo all’Europa, al Mediterraneo, proseguendo l’impegno di tanti missionari e missionarie sparsi nel mondo. Siamo accoglienti! L’Italia, con il contributo prezioso di tanti laici e tante laiche, ha offerto doni di fede e umanità all’Europa e al mondo. Continuiamo a tenere vivi questi doni, (…) sogniamo un’Italia che non rinunci al suo contributo originale di umanità vivificata dalla fede a favore di tutto il mondo”.

Il pericolo e la tentazione sarebbero quelli di chiudersi. Ma papa Francesco ce lo ricorda: quando ci si chiude ci si ammala! Le stesse difficoltà possono toglierci l’entusiasmo per la missione ma non dobbiamo mai dimenticare “che il Vangelo risponde alle necessità più profonde delle persone, perché tutti siamo stati creati per quello che il Vangelo ci propone: l’amicizia con Gesù e l’amore fraterno”.

Continuiamo dunque a seminare il Vangelo nei gesti della nostra quotidianità. È l’augurio che facciamo e il compito che proponiamo a tutta la Famiglia carismatica in Italia e a tutti i nostri lettori che un po’ più rilassati sapranno cogliere la bellezza della visione di Dio.



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