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Sessant'anni di sacerdozio è una bella meta. Non molti la raggiungono. Quest'anno il 25 marzo, nel santuario "Beato Conforti" a Parma, i saveriani ne hanno festeggiati quattro, ordinati il 25 marzo del 1950. Tre vivono al "quarto piano", nell'infermeria della casa madre. Il quarto, p. Vittorino, vive a Vicenza ed è ancora... valido.

Il Signore li ha chiamati a svolgere il loro apostolato in continenti e paesi diversi: padre Orsi all'estremo Oriente e padre Martini nell'estremo Occidente; padre Dalla Valle in Asia e padre Bramati in Africa, in paesi dove il caldo è egualmente difficile da sopportare.

Ma tutti hanno affrontato fatiche e pericoli con l'ideale di dedicarsi alla missione e aggiungere nuovi membri alla famiglia di Dio. Ora completano il loro apostolato con la preghiera e l'unione a Cristo nel portare la croce. L'apostolato della preghiera e del sacrificio, nei disegni di Dio, è spesso il naturale completamento di una vita d'apostolato vissuta nell'attività più intensa.

Bramati: un radio-amatore

Non che fosse il suo mestiere, ma p. Nazzareno Bramati, quando fu mandato missionario in Sierra Leone nel 1955, sentì il bisogno di colmare la solitudine della missione. Si fece mandare il necessario e via radio cominciò a lanciare messaggi per l'etere. Allora in Africa non c'era la linea telefonica, né esistevano i telefonini moderni.

Nato a Poggio San Marcello (Ancona) nel 1924, entrò nella scuola saveriana a 11 anni. Prima di andare in Africa, si recò in Inghilterra per imparare l'inglese. Oltre alla lingua, p. Nazzareno imparò un modo di comportarsi distinto, che ha conservato per tutta la vita.

In Sierra Leone fu mandato a Kabala, nel nord, dove rimase circa dieci anni, costruendo la chiesa e le scuole elementari e superiori. È stato superiore dei saveriani in Sierra Leone (dal 1972 al 1978), amministratore apostolico della diocesi di Makeni dopo le dimissioni di mons. Azzolini (nel 1987) e vicario generale con mons. Biguzzi.

Nel 2005, per motivi di salute, ha dovuto distaccarsi dalla Sierra Leone e dalla sua prediletta cristianità di Panlap, a cinque chilometri da Makeni, alla quale aveva dedicato tante cure pastorali per tanti anni. Nella solitudine della sua stanza, ripensa con nostalgia ai momenti più belli della sua vita missionaria, quando preparava un bel gruppo di catecumeni e dava loro il battesimo.

Martini: la macchina da scrivere

Per padre Luigi Martini la macchina da scrivere è il segno concreto della sua disponibilità a compiere gli uffici richiesti dall'obbedienza, anche se monotoni e pesanti. Dopo il suo ritorno dalla missione in Brasile, ha svolto questo compito per molti anni in Italia, presso la direzione generale e nella casa madre di Parma, sempre pronto e servizievole.

Nel tempo libero si dilettava a comporre poesie d'occasione e altre composizioni. Nelle feste di famiglia rallegrava tutti recitando poesie di Trilussa, tra cui rimase famosa quella della gallina che con forti coccodè si vantava d'aver fatto l'uovo, ma poi, indispettita dall'odiosa padrona che glielo portava via, decise di "chiudere l'esercizio".

Ma gli anni più belli padre Luigi li ha trascorsi in Brasile dove si era recato nell'ottobre 1954 e rimase per più di dieci anni, profondendo il suo zelo apostolico a Londrina, Curitiba e altri centri pastorali tenuti dai saveriani. P. Luigi è nato a Rovolon in provincia di Padova nel 1923; dopo aver frequentato il seminario di Vicenza, è entrato tra i saveriani nel 1946, già studente di teologia. Nel 2004 una brutta caduta gli ha procurato disturbi all'ambulazione e da quel momento si trova alla casa madre di Parma. Qui continua a battere i tasti della preghiera, che raggiunge il cuore di Dio.

Orsi: forte come un torello

Di p. Albino Orsi è rimasto famoso un episodio: una 500 si era bloccata in mezzo alla strada. Lui la squadrò bene e poi, senza dir niente, la sollevò di peso dalla parte anteriore e la trascinò fino all'orlo della strada. Questa era la sua forza. Ed egli la usò per la gloria di Dio. Da vari anni padre Albino è degente in casa madre e aiuta la dilatazione del regno di Dio con la forza della preghiera.

Nato ad Albereto (Parma) nel 1923, giovane di 22 anni entra nel noviziato dei saveriani. Dopo il sacerdozio è stato trattenuto in Italia per dieci anni, come economo e animatore missionario.

Nel 1961 parte per l'Indonesia. Dopo lo studio della lingua, è mandato a Pekambaru, nell'isola di Sumatra, a pochi chilometri dall'equatore. Lì erano emigrati molti giavanesi, musulmani moderati, per cui si avevano anche conversioni alla fede cristiana. I missionari hanno cominciato con le scuole e le opere d'assistenza sociale.

Gli era stato affidato il compito di ricostruire a Selat-Panjang la casa e la chiesa della missione, andate distrutte con l'incendio dell'intera città. Padre Albino vi si mise con tutto il coraggio, la fede e la resistenza fisica di cui era capace. Non solo la chiesa materiale fu ricostruita, ma anche la chiesa spirituale si era rinnovata e cresceva con sempre nuovi cristiani.

Dalla Valle: un pioniere

Vittorino Dalla Valle è nato nel 1924 a Dueville, Vicenza. Ha fatto parte della prima "spedizione" per il Pakistan Orientale (attuale Bangladesh), nel 1952, una nazione sorta il 15 agosto 1947, in seguito alla spartizione dell'impero britannico delle Indie.

La Santa Sede aveva assegnato questa missione ai missionari saveriani, sapendo di poter contare sul loro zelo e sul loro spirito di sacrificio. Li mandava a lavorare in un paese musulmano, dove i cristiani erano pochi e dove la possibilità di ulteriori conversioni era quasi nulla. Infatti, le difficoltà della missione erano enormi: oltre al clima caldo umido, la povertà estrema della popolazione e la divisione in caste, tra cui i muchi fuori-casta, dei quali si sono presi cura i saveriani fin dagli inizi.

Padre Vittorino si era subito immerso nel lavoro apostolico, attirandosi la benevolenza della gente.

Dopo circa vent'anni di lavoro apostolico, l'obbedienza lo ha richiamato in Italia. Da allora, p. Vittorino ha esercitato il suo zelo soprattutto a Vicenza, per giornate missionarie e altre opere di apostolato. Dei quattro saveriani festeggiati è l'unico ancora in attività, non ostante i suoi 86 anni.



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